La Filosofia di Kaiso
Nota del traduttore
Leggendo la presente traduzione di questi frammenti di discorsi di Kaiso, ci sono almeno due limiti che il lettore dovrebbe aver presente, l’uno contingente e l’altro strutturale.
Il limite contingente è che il testo originale è chiaramente in Giapponese, ma la traduzione italiana è stata fatta su quella inglese: il passaggio attraverso due strutture linguistiche certamente rischia di allontanare alcuni significati e sfumature originali. La versione inglese utilizzata è comunque quella proposta ufficialmente sul sito WSKO.
Il limite strutturale è che Kaiso non ha scritto questi testi, ma li ha pronunciati in discorsi pubblici. Per qualunque traduttore, o anche solo trascrittore, è impossibile rendere in un testo tutta quella parte di comunicazione che oggi piace chiamare “non verbale” e che arricchisce e completa significativamente il messaggio pronunciato rispetto a quello riportato per iscritto. Solo la pratica dello Shorinji Kempo sotto la guida dei nostri Maestri può supplire a questo limite.
Chiunque voglia contribuire con osservazioni, suggerimenti o segnalazioni di errori mi scriva all’indirizzo marco.gemma@fastwebnet.it. Terrò conto di tutte le eventuali mail (si consideri che il lavoro è in continuo aggiornamento, in relazione agli aggiornamenti sul sito WSKO).
Gassho!
Marco GEMMA
- Voglio prendermi cura delle persone con cui sono in relazione – Riflessioni sul “contare sugli altri” ed “essere uno su cui gli altri contano”
- Divenire una persona su cui contare quando succede qualcosa.
- Voglio lottare per esser la persona virtuosa che dovrei essere.
- Restituite al vostro Dojo quel che avete ricevuto da lui!
- Cos’è la vera vittoria?
- Più legami orizzontali!
- Fiducia in sé stessi e coraggio possono essere coltivati
- Abbi il coraggio di cambiare di colpo!
- Dato che si vive una volta sola
- “Guko muove le montagne”. Sapete, mi piace quest’idea!
- Una capacità che hanno solo gli esseri umani
- Fatevi degli amici che vi aiutino nelle difficoltà!
- Relazioni costruite attraverso la vostra azione
- Potete essere felici se pensate positivo!
- Non arrendetevi, fino alla morte!
- Provate ad immaginare le cose con dieci anni di anticipo!
- Nessun senso senza azione
- Se agirai con tutta la tua energia, la tua vita cambierà!
- Se combattere è il tuo scopo, va’ da un’altra parte!
- Lo Shorinji Kempo non è un vendere tecniche pezzo per pezzo
- Metà per la propria felicità e metà per la felicità degli altri
- Decidete perché camminare e dove andare
- Avere la coscienza che qualcuno può essere il punto di svolta della vostra vita
- I veri insegnanti dovrebbero insegnare ai loro studenti in prima persona
- Concetti base per l’insegnamento ai bambini
- Ritornate al principio
- Il significato del nostro allenamento
- Perché noi possiamo riempire il Budokan
- Non farlo è lo stesso che non pensarlo!
- Le convinzioni sono prive di senso senza le azioni
- Non c’entrano perdite e profitto
- Le sole parole non bastano
- Fatevi amici che aiutereste e che vi aiuterebbero!
- Gli esseri umani non possono esistere da soli
- Diventa una persona sulla quale gli altri possano contare!
- Il sé è la prima cosa, ma non è tutto
Introduzione. La filosofia di Kaiso.
“L’uomo, l’uomo, l’uomo. Tutto dipende dalla qualità dell’uomo!”
Il nostro fondatore, So Doshin, capì che “dato che tutto viene fatto dagli uomini, allora non c’è modo di ottenere una vera pace se non costruendo il più possibile individui con un forte senso della carità, del coraggio e della giustizia”, così egli creò lo Shorinji Kempo.
Lo scopo non era di creare gente forte fisicamente e con una grande tecnica, ma di utilizzare la pratica dello Shorinji Kempo per acquisire un corpo sano, un coraggio indomito ed un carattere ben costituito, in modo da rendere gli individui in grado di condurre una vita felice.
Allo stesso tempo lo scopo è di nutrire in essi il coraggio e l’entusiasmo che potrà loro permettere di agire con decisione per rendere la società pacifica e prospera, nonché di educare persone dotate di buon giudizio e senso della giustizia, che possano servire come veri leader.
Durante la sua vita Kaiso sfruttò molte opportunità di spiegare ai praticanti di Shorinji Kempo come, secondo la sua esperienza, gli uomini dovrebbero vivere.
Voglio prendermi cura delle persone con cui sono in relazione – Riflessioni sul “contare sugli altri” ed “essere uno su cui gli altri contano”
(Ad un seminario per la fondazione di un Branch – datazione non fornita)
Gli uomini sono animali dotati di emozioni
Ciò di cui ora vi voglio parlare è il risultato delle mie esperienze di vita.
Genuini rapporti umani non possono nascere quando i rapporti interpersonali sono costruiti con mentalità del tipo “Pago la quota mensile, perciò l’insegnante ha il dovere di insegnarmi!” o “Io ho il diritto di imparare!”.
Entrare in relazione con gli altri non è qualcosa che facciamo perché ci porta dei vantaggi. I rapporti umani vanno avanti perché esiste una connessione dei cuori, perché i cuori comunicano tra loro.
Io ho sempre vissuto avendo cara la vita degli altri. L’essere umano è un animale che agisce seguendo le emozioni, non la logica.
Le cose che fanno breccia nella vita quotidiana
“Vivo qui da molti anni, ma nessuno mai mi invita a presiedere un comitato di quartiere, nessuno m’ha mai offerto un incarico. Sapete, sono un buon insegnante di Shorinji Kempo, perciò potrebbero almeno farmi presidente del comitato anti-crimine. E nemmeno la Polizia mi chiede mai nulla. La gente di questa città non mi chiede mai di fare nulla. Perché?” Alcuni si lamentano così, ma in pratica cosa fanno se non definire sé stessi “maestri di arti marziali” e starsene da qualche parte a urlare ordini?
Pensateci bene! Per esempio, quando un kenshi viene e vi dice “Sensei, ho un problema di qualche tipo”, la risposta potrebbe essere “ E’ un tuo problema: risolvitelo da solo!”. Credere che tutto vada bene finché gli allievi vi pagano la quota d’iscrizione non funziona. I kenshi non vanno da simili Branch Masters.
Quando le persone mi presentano i loro problemi, io immediatamente mi pongo al loro fianco. E’ chiaro che poi molte altre persone vengono da me pensando che possono realmente parlare con questo Sensei. E’ in questo modo che gradualmente la gente è venuta radunandosi intorno a me.
Anche tutti voi altri dovete diventare il tipo di persone su cui la gente conta e con cui vorrebbe parlare quando ce ne fosse bisogno.
Ci sono persone che si mettono in relazione con gli altri in tanti modi diversi finché si instaurano dei legami profondi, altri invece, dopo aver incontrato qualcuno, se ne dimenticano completamente. Senza quei legami che uniscono le persone, gli individui rimangono semplicemente dei falliti. Perciò, anche se non potrete sempre trattar bene tutti, se c’è un legame ed insorge una qualche necessità, siate persone che aiutano, che hanno cura degli altri.
In realtà, è questo che fa breccia nella vita quotidiana. E quando capita ciò, l’altro si ricorderà di voi, si preoccuperà per voi, voi gli piacerete. E’ una questione di cuore. Non sono mai stato ingannato dalle persone a cui ho dedicato me stesso. Anche se le ho incontrate solo per un breve istante, mi salutano dicendo “Hei, quanto tempo che non ci vediamo. Ce qualcosa che posso fare per te?”
Essere un leader non è qualcosa che si fa da soli
Per diventare leader, non basta essere bravi a gestire se stessi. E’ importante che gli altri vi riconoscano tale e che anche voi sappiate riconoscere i meriti degli altri.
Non deve esserci la mentalità di far favori agli altri, ma di avvicinarsi con umiltà a chiedere se si può essere d’aiuto. E’ provare gioia nell’avere il privilegio di aiutare, nell’essere accettati ad aiutare. Se riuscite a relazionarvi in questo modo sia coi vostri kenshi che coi vostri superiori, penso che la vostra vita cambierà.
Calore nel cuore ed una vita di relazione con persone che contano su di voi e su cui voi potete contare! Quando avrete queste cose, i vostri kenshi porteranno da voi altri kenshi. Diranno perfino ai loro genitori e parenti “Vorrei che conosceste il mio Branch Master una volta o l’altra”, e veli porteranno da incontrare.
Vorrei che tutti voi arrivaste a capire quanto sia importante costruire la propria vita su relazioni umane così!
Divenire una persona su cui contare quando succede qualcosa.
(Ad un seminario per la fondazione di un Branch – datazione non fornita)
Tutti voi che siete qui oggi siete i protagonisti fondamentali del futuro, coloro che stanno lavorando per diventare “Branch Masters”.
Quando progredite oltre il semplice apprendimento delle tecniche di Shorinji Kempo, allora siete nella condizione di poter aiutare nell’insegnamento e sperimentate il vero fascino dello Shorinji Kempo. Credo che questo sia il momento in cui siete più presi dal fuoco dell’entusiasmo, quello del “Dai, facciamo!”.
Mi piacerebbe che voi, che siete a questo punto, capiste una cosa. Quando diventate voi l’insegnante e la gente vi chiama “Sensei, Sensei”, può crescere in voi la convinzione di essere diventati grandi personaggi: e così, in qualche modo, il vostro progredire ed il vostro svilupparvi si bloccano, muoiono lì!
Immaginate che tra i vostri allievi se ne presenti uno particolarmente serio, che progredisce e ha desiderio di fare di più ... intanto il “Sensei” vola a mezz’aria. Quando i giovani progrediscono, mentre voi siete fermi al palo, può nascere l’invidia e certa gente che si sente minacciata può interferire con i progressi dei vostri allievi.
Recentemente c’è stato un “Branch Master” che ha ostacolato un suo allievo, che desiderava andare all’Hombu. Ma tra costoro, ci sono anche “Branch Masters” come un comandante delle Forze di Autodifesa e un dirigente di una grande compagnia, che hanno telefonato all’Honbu chiedendo un permesso speciale per i loro allievi, per frequentare i seminari per istruttori, nonostante sapessero che agli shodan non è permesso. Ciò è ammirevole e io voglio esprimere tutto il mio rispetto per loro. Voler rendere i vostri figli più preparati di voi è il vero spirito paterno.
Ci sono alcuni che hanno dei Branch che hanno avuto uno straordinario successo, altri che sono stati costretti ad andarsene dai loro stessi allievi, in altri casi dei Branch sono finiti in niente. Nonostante tutti abbiano sentito le stesse cose e fatto lo stesso Shorinji Kempo, quando è diverso il modo di recepire e rapportarsi quotidianamente a tutto ciò, i risultati possono essere enormemente diversi.
Alcuni si lamentano dicendo “Mi impegno al massimo, in buona fede, ma non ho trovato buoni allievi e quelli che ho non progrediscono”.
Alcuni criticano solo gli altri, non importa perché. “E’ il mondo che va male, non io”.
Ma la gente si allontana da voi quando vi lamentate sempre e soltanto. La fiducia richiesta perché altri siano capaci di affidarsi a voi, di credere in voi, non è qualcosa che potete guadagnarvi in un giorno. Semplicemente non fare del male non vi porterà legami di fiducia. Divenire una persona su cui contare quando succede qualcosa, di cui ci si può fidare: questo è il tipo di relazione interpersonale che voglio creare con lo Shorinji Kempo e voi che siete ora in questa posizione potete realizzare questo tipo di relazione.
Questo è il vero valore dello Shorinji Kempo e fin dal suo inizio lo Shorinji Kempo non intende produrre atleti.
Ancora una volta, per favore, ritornate all’origine: che cosa cerca di fare lo Shorinji Kempo e perché?
Voglio lottare per esser la persona virtuosa che dovrei essere.
(Aprile 1975. Discorso ad un campo d’addestramento universitario)
Per quelli che non hanno mai patito la fame, che non hanno mai conosciuto la guerra se non per televisione o nei film, dev’essere difficile da concepire, ma quando gli uomini vengono messi con le spalle al muro, mostrano lati terribili di sé stessi.
Personalmente, fui in grado di tornare in Giappone sano e salvo grazie all’aiuto di molti Cinesi e in mezzo a ripetute esperienze di quei lati rivoltanti dell’umanità fui stranamente capace di acquisire un saldo senso dei valori. All’inizio del Kyohan riassumo ciò nella frase. “La persona, la persona! Tutto dipende dalla qualità della persona!”. Un’altro modo di esprimere ciò è dire ho incominciato a riflettere seriamente sul problema “Come dovrei vivere in quanto persona?”.
Chiaramente è facile dire cose che suonano bene finché la vita quotidiana va avanti senza scosse. Anche un buon comportamento è generalmente possibile quando siamo nell’abbondanza. Ma quando si viene alle strette, vien fuori il carattere profondo delle persone. La gente può fare senza pensarci troppo cose che non avrebbe mai nemmeno considerato. Per la propria salvezza o per il proprio interesse uno può sacrificare l’altro con la più perfetta calma. Questo è umano e tutti ne abbiamo dentro il potenziale in un modo o nell’altro.
Ma in un mondo di gente fatta così, ci sono state persone che hanno decisamente dimostrato un’umanità diversa – quel che io ritengo essere un carattere morale.
Sia che fronteggiassero l’inferno o che vivessero in paradiso, queste sono persone che hanno mantenuto la loro virtù. Che cos’è dunque questo carattere morale che hanno costoro?
Per dirla in parole semplici, virtù significa azioni basate su una retta bontà dello spirito. In altre parole – e chiaramente questa è una mia interpretazione – non è sinonimo di intelligenza. Naturalmente, in generale, quelli che hanno sviluppato un elevata intelligenza sono intellettuali e persone particolarmente fini e brillanti. Però più si sviluppa l’intelligenza, più è facile essere egoisti e calcolatori. Perciò io intendo virtù ed intelligenza come cose separate e, mentre mi piacerebbe essere un intellettuale, più di questo voglio lottare per essere la persona virtuosa che dovrei essere.
Quel che m’ha portato a pensarla così sono state le mie esperienze di sconfitta in guerra.
E quando ho visto una foto sul giornale di stamattina, ci ho pensato ancora. La didascalia della foto diceva “Sud Vietnam. Un ufficiale americano colpisce col pugno un uomo che tenta di salire su di un elicottero da evacuazione già pieno e gli impedisce di salire a bordo”. Qui si registra l’operato di un ufficiale americano, ma costui non è l’unica persona detestabile e brutale coinvolta.
Portando la cosa all’estremo, quella foto rappresenta in una sola immagine quel che è un aspetto profondo e immutabile della realtà umana che noi stessi uomini abbiamo creato.
Però, come ho detto prima, sebbene siano poche, è vero che ci sono persone diverse.
Io, che voglio avvicinarmi ad essere uno di costoro, voglio far qualcosa per questo.
Ci sono quelli che cercano di usare la guerra per aumentare il loro potere ed io non li appoggerò. Rifiuto di diventare un assassino per queste persone. Rifiuto di essere ucciso senza motivo.
Voglio mettere ben in chiaro le motivazioni per le quali dovremmo portare avanti queste cose.
Chiedo questo a me stesso e a tutti voi , che siete miei allievi.
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Restituite al vostro Dojo quel che avete ricevuto da lui! (1978. Da un discorso) Nello Shorinji Kempo un disoccupato non può diventare branch master. Uno deve avere un tenore di vita stabile; è una condizione primaria. Dovete avere un sistema che vi permetta di utilizzare senza problemi ciò che raccogliete da ciascuno, per stages, spese di viaggio all’Hombu, manifestazioni e tutto questo genere di cose. Se possibile, spererei che istituiste un sistema legalmente riconosciuto per l’utilizzo dei fondi, con organismi come un comitato operativo e un consiglio di direzione. Se volete guadagnarvi da vivere come istruttori di Shorinji Kempo perchè non vi è andato bene nient’altro, allora spero che smettiate subito. Non dobbiamo assolutamente produrre branch masters che se la prendono comoda, si fanno vedere nel dojo alla sera e poi spariscono dopo aver raccolto i soldi degli allievi. Ho costruito il mio dojo con soldi delle mie tasche. Quel che uno riceve dal suo dojo, poi lo restituisce. Avevo intenzione di usare quei soldi per questo scopo fin dall’inizio e ci ho investito una somma grandissima. Perfino se mi fossi comprato una Rolls Royce come capo dello Shorinji Kempo, non ci sarebbe stato nulla di sbagliato. Non l’ho fatto, ma se volessi lo farei. Che problema ci sarebbe se uno di voi la comprasse, nel caso ci fosse realmente bisogno di una Rolls Royce? Se volete un dojo, costruitelo! E’ solo questione di avere il coraggio di versare dei soldi in qualcosa che diventerà proprietà di un’organizzazione. Se pensate “Vorrei morire padrone di tutto ciò che mi sono guadagnato” oppure “Voglio lasciare tutto in eredità solo a mia moglie e ai miei figli”, poi però non possedete nulla quando morite, nessuno di voi. Per dirla con una vecchia espressione: “Tutto quel che avete bisogno è mezza materassina per sedervi ed una materassina per sdraiarvi. Nascete nudi e morirete nudi.” Se capite questo, potete realizzare tutto come ho fatto io. Suona male parlare di profitti ottenuti con lo Shorinji Kempo, ma vi dico di raccogliere bene il denaro. Usate quel denaro e lasciate dietro di voi almeno una costruzione. Lasciate il ricordo del vostro buon nome. Voglio dirvelo molto chiaramente: raccogliete ed usate bene il denaro. Io non cerco ricchezza e onore nel realizzare delle opere e nel farmi un buon nome, io vivo immerso nel caldo affetto di un ampio gruppo di persone che si è unito condividendo dei legami. Trovo in questo la vera gioia. Anche quando morirò, sarà cresciuta una bella schiera di giovani, che credono che ciò che ho predicato è vero e porteranno avanti tutto. Il Buddismo indiano è finito in niente, ma si è trasferito in Giappone. E anche se è in grande crisi in Giappone, sta gettando i suoi germogli in campo filosofico.
Non è una questione di costruzioni né di nomi. In questo senso io credo che ciascuno di voi sia il mio successore ed il mio tesoro.
Cos’è la vera vittoria? (Ottobre 1969. Ad un corso per istruttori) Finché facciamo di questo insieme di tecniche chiamato Shorinji Kempo la nostra bandiera, cedere ad altri sarebbe la fine dello Shorinji Kempo attuale, perciò non bisogna cedere. Quel che devo dirvi, però, è che noi stiamo facendo qualcosa di diverso; noi dobbiamo infondere una forza spirituale nel nostro Shorinji Kempo. Ho scritto parecchio sul combattimento e ho combattuto. Nondimeno, non ho mai perso un combattimento né ho mai battuto qualcuno per poi farglielo pesare con superiorità. Tutto ciò di cui avete bisogno è soltanto essere in grado di fermare una persona, o sviarla, quando sta facendo qualcosa di male. Anche se venite gettati in carcere, spaventati o perfino torturati, l’importante è avere la forza spirituale per non passare dall’altra parte. Giusto? Anche se venite torturati o uccisi, finché il vostro spirito non cede, siete voi quello che è più forte. Perciò non date retta a quelle ingenuità su come siano efficaci le vostre tecniche o sul fatto che possiate spaccare tre tegole in più di chiunque altro.
Per vincere davvero, dovete saper convincere gli altri. Se non convincete nessuno, non avete ottenuto nessuna vittoria. A questo livello, vorrei che imparaste di più.
(Ottobre1969. Ad un seminario per istruttori)
La mia motivazione originaria nel creare lo Shorinji Kempo in Giappone era che volevo fare qualcosa di simile alle organizzazioni Chin Pan che esistevano in Cina. Tra i loro membri c’erano governatori e uomini di risciò, operai edili e soldati. Essi avevano come obiettivo il miglioramento del loro paese,del loro popolo, e lo scopo dell’organizzazione era di aiutarsi tra loro.
Nel pieno della sconfitta giapponese in guerra, credevo che la ripresa futura del Giappone potesse provenire solo dalla realizzazione dell’identità del popolo giapponese e dalla mutua cooperazione. Perciò mi sono messo a fare un’organizzazione del genere.
Dobbiamo lavorare per acquisire la capacità di agire come un gruppo unito, a livello di paese o di organizzazione, quando accade qualcosa. E’ un errore avere la forza solo per sé stessi. Come minimo dovete costituire intorno a voi un gruppo di persone che si mobilitino tra loro.
Non siate intimiditi, non fatevi spaventare. Io credo, non dico nella vittoria, ma assolutamente nel non essere sconfitti. L’organizzazione serve a questo scopo.
Ma non c’è popolo più incapace di questo del popolo giapponese! Ecco quel che vi dico: avete bisogno di più legami orizzontali. Non importa quel che ci potete guadagnare o perdere. Perlomeno, non pensate che dovreste difendere le vostre organizzazioni ed aiutare i vostri compagni? Vorrei stimolarvi ad essere tutti promotori di tutto questo. Se non c’è nulla di tutto questo in ciò che fate, è meglio che smettiate lo Shorinji Kempo subito: non ha senso!
Fiducia in sé stessi e coraggio possono essere coltivati
(Marzo 1980. Discorso al Seminario per Responsabili Universitari)
Lo Shorinji Kempo è divenuto qualcosa che chiunque può apprendere, proprio perché io ho modificato questa antica arte marziale cinese per farla entrare in una nuova era e l’ho resa più facile da insegnare e da apprendere.
Trovate anche scritto nel materiale a vostra disposizione che “Lo Shorinji Kempo non è finalizzato ad ottenere il successo in scontri con vinti e vincitori, ma è un sistema che cerca di raggiungere un miglioramento e uno sviluppo graduali attraverso un allenamento coerente”.
E’ lo stesso anche per tutti voi: se a dei bambini vi metteste improvvisamente a fare lezione come alla scuole superiori o all’università, essi non potrebbero apprendere nulla in nessun modo. Gli studi di primo e secondo grado devono essere diversi. Lo studio si costruisce nel tempo e gradualmente diviene più elevato: ecco perché, credo, tutti voi siete stati in grado di conseguire diplomi di scuola superiore e università.
Chiunque può ottenere risultati se ci prova: ho fatto sì che ciò fosse la base su cui si è sviluppato lo Shorinji Kempo.
Ho anche scritto la frase “E’ indispensabile tendere sempre ad un obiettivo che sia alla portata, ad un oggetto che ciascuno può afferrare se si protende, indipendentemente da quanto lunghe abbia le braccia”.
Questo è un concetto estremamente importante. Non è necessario mirare all’obiettivo più incredibilmente difficile, dire cose come “Devi diventare un atleta di livello mondiale, il migliore del Giappone, no, anzi, il più grande combattente di arti marziali del mondo!”.
Ho cominciato ad insegnare Shorinji Kempo dopo la guerra, pensando di voler dare ai giovani giapponesi fiducia in sé stessi e coraggio.
Da cosa nasce quel che chiamiamo fiducia in sé stessi? Se qualcuno ti dicesse “Sei inutile, stupido e goffo” e tu stesso ritenessi di essere un incapace, allora tu perderesti la fiducia in te stesso indipendentemente da chi tu sei realmente. Senza fiducia in te stesso, poi, non puoi certo aspettarti di sentirti coraggioso.
L’approccio dello Shorinji Kempo è diverso. Da ogni parte si viene incoraggiati ad acquisire fiducia in sé stessi e si è portati ad acquisire fiducia nei confronti dello Shorinji Kempo. Le frasi che si dicono non sono “Sei goffo. Sei Terribile.” ma “Persino io riesco a farlo, perciò anche tu puoi riuscirci. Vedi, adesso riesci a farlo, no?”. Quando provi fiducia in te stesso, allora diventi capace di dire cose che prima non riuscivi a dire. Anche se non sai fare qualcosa, ti viene il desiderio di provarci. Fiducia in sé stessi e coraggio sono cose che si possono coltivare nelle persone.
Ciò detto, sarebbe strano arrivare al punto di non insegnare la difesa, a parare e mettersi in guardia. I responsabili non possono fare a meno di insegnare queste cose. Alla fine bisogna saperle fare. Allora direte “Io lo so fare, ora tocca a te”. E quando qualcuno impara, allora direte “Okay! Adesso passiamo alla prossima.”.
Non è necessario che diveniate forti. E’ sufficiente essere abili. Piacerà a voi e anche altri saranno in grado di usufruirne.
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Abbi il coraggio di cambiare di colpo!
(Marzo 1971. Alla cerimonia di consegna diplomi del Busen Bekka)
Viviamo in mezzo a complicate situazioni, che cambiano continuamente, in ogni momento. In un’epoca come questa si pensa che le tecniche di combattimento senz’armi non abbiano nessun valore e che la gente che dedica tutto il suo tempo a queste cose conduca una vita di basso profilo. Questa è l’opinione comune nella società.
Ora, non è forse il caso che quelli di voi che hanno posizioni di responsabilità e che si fanno chiamare “sensei” riflettano ancora una volta su come vivono, cosa pensano e che cosa stanno cercando di realizzare?
Diversamente, quelli che vogliono essere insegnanti di arti marziali e pensano che questo sia sufficiente, per me dovrebbero smettere immediatamente di fare Shorinji Kempo. Mi sentirei molto più a mio agio senza queste insignificanti persone intorno. Sappiate per certo che chi considera i fatti non dedicherebbe nemmeno un po’ del suo tempo a questa gente.
Io stesso, in passato, non sarei stato certamente definito un uomo retto. Ma quando incominciai a radunare persone e parlar loro di come gli esseri umani dovrebbero vivere ed esistere, la mia posizione e la mia condizione di Kancho (“capo”) richiesero carattere ed autocoscienza e accadde che fui obbligato a lottare per cambiare me stesso.
Tentare di fare di sé stesso una persona di carattere è certamente impegnativo e difficile.
In qualche occasione impulsi al desiderio di fare qualcosa di male o di ingannare gli altri possono insinuarsi dal tuo cuore e prendere possesso della tua mente. Però quel che succede è che l’insegnante che è in te, e che sa dire ai giovani cose apparentemente tanto incisive, riesce a fermare quell’altro te stesso. La cosa particolare di ciò è che ti senti tormentato, imbarazzato, cerchi di diventare serio e gradualmente migliori. Questo è proprio bello, no?
Per gli esseri umani è impossibile essere “come Dio, perfetti e impeccabili”. Per di più, io non richiedo a tutti voi la perfezione. Però vorrei chiedervi almeno ancora una volta che tutto ciò che dite ai vostri studenti, per favore portatelo avanti fino in fondo nella vostra vita quotidiana e non diventate quel tipo di persone che hanno pretese solo verso i giovani.
Anche se al principio vi sentite molto male, da questo momento in poi non vi impegnerete forse a diventare migliori andando verso il futuro? Gli esseri umani cambiano ed è sconveniente se voi non cambiate. Persino i bruchi non rimangono bruchi per sempre, no? Se non muoiono prima, un giorno certamente diverranno farfalle! Ora è giunto il vostro momento: lasciate cadere le vostre pelli e diventate farfalle!
Per gli esseri umani le possibilità che qualcosa apra loro gli occhi deve essere molto più frequente. Se pensate “Avverrà una qualche volta, a suo tempo, perciò lasciatemi semplicemente tempo”, in questo modo arriverete alla fine della vostra vita. Sono sempre le persone di scarso valore che, ingannando sé stessi, dicono frasi pompose come “Se un uomo cambia così facilmente, non va bene” oppure “Seguirò la mia strada da solo”.
Ma se qualcosa ti colpisce, se stavi sbagliando, se divieni cosciente di te stesso, se senti un qualcosa e cambi repentinamente, non c’è proprio nulla da vergognarsi.
Abbi il coraggio di cambiare di colpo di cambiare oggi stesso!
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Dato che si vive una volta sola
(Marzo 1975. Discorso al Campo di Addestramento Universitario)
Non importa quanto la gente prega o implora, quando si muore si muore e quando non si può far qualcosa non la si può fare e basta. Gli uomini vivono sempre con dei limiti, incluso il limite per cui tutti finiscono per morire, non importa chi siano. Questa è la realtà.
Però, proprio per questo motivo, emergono grandi significati dal modo in cui uno vive e da quello che uno sceglie di essere nell’unica vita a disposizione.
Ne deriva che se avete delle opinioni, allora vale la pena metterle alla prova. Una volta che avrete capito questo, potrete considerare l’intero spettro dei dolori e delle gioie della vita come risorse per la vostra maturazione.
Ci sono persone che dicono: “Scoprirò quel che si chiama ‘me stesso’, avrò fiducia in me stesso e mi svilupperò per diventare una persona degna di fiducia”. Perché vi esorto dicendovi che voglio costruire un gran numero di persone così? Considerate come un’opportunità la vostra partecipazione al programma di oggi e chiedetevi: “Perché io sono nello Shorinji Kempo?”. Questo è un buon momento per chiederselo. Che cosa vi rispondete? Fatevi questa domanda ancora una volta in tutta onestà.
Se non lo fate, il significato di questa vacanza e di esservi pagati il treno per venire a Shikoku andrà perso. Ci sono tanti modi di divertirsi per gli studenti universitari, ma voi vi siete dati la pena di ritagliarvi del tempo per venire ad incontrare me. Non è forse perché state cercando qualcosa con non potete neanche immaginarvi da soli? Qualcosa che vi manca. In qualche modo siete inquieti, il vostro mondo è in disordine.
Che siate o non siate pienamente coscienti di questo desiderio, di questa insoddisfazione, di questo dubbio, lui è sempre lì, a rodere il vostro cuore. Non è così?
In conclusione, il non essere capaci di capire nei dettagli quel qualcosa che ci manca, il non essere in grado di risolvere i nostri dubbi, il non sapere nemmeno cosa ci porterà il domani – questo è essere uomini! Non mi piace parlare così, perché suonano un po’ come le parole di un monaco Zen, ma questo è ciò che rende interessante la vita.
Vi faccio un esempio facile. Immaginate di sapere fin dall’inizio che sposerete qualcuno in un certo giorno preciso e che divorzierete in un altro certo giorno preciso durante il vostro terzo anno di matrimonio. Per quanto mi riguarda, non vorrei nemmeno innamorarmi!
Quel che cerco di dirvi è che se non sapete come finirà, semplicemente provate ad andare fino in fondo. Giusto? E poi, se provate e non funziona, è anche importante avere lo spirito per provare ancora e ancora e ancora.
Lasciate che vi faccia un’altro esempio dalla vita quotidiana. Credete di amarvi e vi sposate, ma in qualche modo vi siete sbagliati. Non va per il verso giusto. L’ho sperimentato di persona. Ma se succede così, piuttosto che scannarsi e ringhiare l’uno contro l’altro, separarsi può portare entrambi alla felicità. Se rinunciate perché vi sembra una fatica eccessiva, il conflitto può diventare molto peggiore.
Quando decidete “questo è ciò che dovrei fare”, provate a farlo!
Immaginate di fallire e perdere tutto ciò che avete. Come ho già detto, non siete ancora morti, perciò dovreste capire che avete ancora un sacco di possibilità di mantenervi saldi davanti agli eventi futuri.
Quindi se comprendete i fondamenti del vivere in questo modo non dovrete rimuginare sui piccoli particolari banali che la vita vi presenta, né rimanere paralizzati davanti all’incertezza del futuro.
“Guko muove le montagne”. Sapete, mi piace quest’idea!
(Data e luogo non indicati -NdT)
C’è una frase che incarna lo spirito del non lesinare lo sforzo e dell’accumulare fatiche su fatiche per compiere un risultato: “Guko muove le montagne”. Sapete, mi piace quest’idea.
Guko era un vecchio che viveva molto, molto tempo fa in qualche parte della Cina. Davanti alla sua casa c’era una grande montagna ed era terribilmente scomodo raggiungere la casa. Alla fine si stufò e insieme a suo figlio e a suo nipote cominciò a scavar via la montagna. Ovviamente c’era gente che rideva dio loro, ritenendoli pazzi perché cercavano di lottare contro una montagna. Ma questo non scoraggiò nonno Guko ed i suoi ed egli rispose loro: “Anche se muoio, ho un figlio. Mio figlio genera un figlio e quel figlio genera un figlio. I figli si susseguono ai figli e i nipoti ai nipoti, senza fine. Se tutti dedichiamo il nostro tempo a tagliare la montagna... be’, la montagna non cresce, quindi non c’è nulla che ci fermerà dallo spianarla!”.
Che ne dite? Molto istruttivo, no? Significa che anche se non riuscite a realizzare qualcosa pienamente, se cambiate il modo di pensare, di vedere le cose, di affrontarle, allora l’impossibile potrà diventare possibile. E’ così!
La storia di Guko dimostra anche un atteggiamento di sollecitudine sia per gli avi che per le persone future, un desiderio di far qualcosa per quelle persone, un desiderio di tenerle in considerazione.
Vi dico spesso: “Se non conoscete la gioia del donare, la vostra cosiddetta vita non avrà alcuna attrattiva”. Ed è vero, realmente! Ciò significa che l’idea di vivere completamente isolati e per sé stessi, sia sotto il capitalismo o sotto il socialismo, non è possibile. Capite bene questa cosa!
E se posso aggiungere qualcosa, direi che se vivete nello spirito di Guko anche il vostro sorriso, anche se rimane semplicemente un sorriso, diverrà uno splendore. I Giapponesi hanno un sorriso che è una smorfia da Monna Lisa, come vuoto, indecifrabile, che ha il potere di comunicare ossequiosità. E si dice che non siamo un popolo molto amato in giro per il mondo. Ma se vivete le vostre giornate con un cuore rinnovato, un giorno vi verrà naturalmente un bel sorriso senza traccia della falsa smorfia.
Sapete, non ho potuto farlo immediatamente. Non direi di essere diventato un bell’uomo, ma un uomo che piace alla gente e su cui la gente conta. Ho dovuto impegnarmi e sforzarmi per far di me l’uomo che riesce oggi a sorridervi con questa bell’espressione che fa di me Doshin So [risata].
Non fatevi prendere da oscure paure del futuro; vincete il vostro attaccamento al passato. Non pensate di poter provare ad usare la vostra mente e il vostro cuore per valorizzare il presente e semplicemente vivere?
Una capacità che hanno solo gli esseri umani
(1974. Discorso ad un corso di seiho)
C’è un detto di un antico pensatore cinese, Menciù: “Il nobile che non è lussurioso, il povero che non viene prostrato, il guerriero che non si arrende: questi sono uomini di grande spessore.”.
Quel che significa è che, indipendentemente da quanto denaro o posizione sociale abbia, solo l’uomo che non lascia corrompere i suoi pensieri e il suo spirito, che nonostante la povertà e le tristezze della vita non cambia le proprie aspirazioni, che non si arrende davanti a tutte le minacce delle autorità e alla violenza – solo questo genere di uomo è un vero uomo.
In breve, vivete la vostra vita senza svendere la vostra umanità e le vostre aspirazioni per denaro o per stato sociale, per bella apparenza o desiderio.
Il detto significa che un essere che abbia la forza di scegliere questo modo di vivere, costui è un essere umano. Questo è proprio il modo di essere e di vivere coraggiosamente.
Be’, allora cos’è la saggezza? Non è semplicemente intelligenza, educazione, cultura, ... no! E’ la facoltà spirituale di discernere la verità, la capacità di afferrare il vero. Si manifesta nel non risparmiare alcuno sforzo per “essere utili non solo a sé stessi, ma anche agli altri”. Questa è la saggezza, questo è l’obiettivo che deve raggiungere la saggezza.
Ecco quel che voglio dirvi! L’ideogramma per “benevolenza” o “carità” (“jin”) ha come elementi costitutivi il simbolo di due persone. Indica due persone sullo stesso piano che si rapportano amichevolmente tra loro, ma questo non può esistere senza avere nel cuore il desiderio di aiutare gli altri. Cioè, nel nostro modo di vivere e di pensare ci sono semi che possono far germogliare virtù di onestà e di vera spiritualità, che sono all’opposto dei desideri egoistici e dell’egocentrismo. Sono questi semi che ci rendono umani.
Ovviamente ci sono esempi di ciò anche tra gli animali, come il cane che non abbandona la tomba del suo padrone, o animali che faticano a lungo per aiutare i loro compagni. Ci sono azioni esemplari in tal senso, come quelle dei genitori per aiutare i loro figli.
Di fatto, quando capita di agire con tutto il cuore per aiutare gli altri, allora si ha la possibilità di esercitare ciò che noi chiamiamo benevolenza, anche se dobbiamo farlo procedendo per tentativi ed errori.
Tutto ciò pare proprio non esserci se non tra gli esseri umani.
Se mi è concesso di parlare presuntuosamente, a parte quegli animali che chiamiamo esseri umani, non ci sono esseri viventi che facciano ciò che noi chiamiamo “realizzazioni incredibili” (“kamiwaza”, letteralmente “opere divine”).
E’ stato cinque o sei anni fa che l’uomo per la prima volta è andato sulla luna, lontana circa 400 000 Km, e ne è ritornato. Sapete, gli uomini che lo hanno fatto non erano né Dei né Buddha.
Questo è il mio punto di vista. E se riuscirete a far vostro questo punto di vista, allora potrete sbarazzarvi delle intimidazioni spirituali e delle pressioni ideologiche, come il fato o il “karma”, che trattano il destino degli uomini come determinato dalla nascita, né sarete manipolati da religione dubbie. Farete vostro il coraggio e la saggezza che sono proprie di voi come persone e diverrete in grado di affrontare la realtà.
Fatevi degli amici che vi aiutino nelle difficoltà!
(Marzo 1977. Discorso al campo d’addestramento dei branch collegiali)
Ho iniziato lo Shorinji Kempo per un profondo desiderio di condividere la gioia e di costruire un mondo ideale nel mio ambiente più prossimo. L’aspetto difficile di quest’idea è di costruire con i propri vicini una società di esseri umani, amici e alleati che beneficiano gli uni degli altri.
Padroneggiare le tecniche che ho appreso in Cina può essere duro, ma avere allievi che studiano come condividere la felicità mentre si insegnano tecniche che divengono sempre più interessanti più le si praticano - questo è ciò che ha fatto lo Shorini Kempo e quel che continua a fare.
Procedere da soli non va bene. Non penaste di dovervi offrire l’un l’altro aiuto e amicizia? Fatevi dei buoni amici, perché no? Facendo affermazioni del genere lo Shorini Kempo si è diffuso.
Fin dall’inizio ho ripetuto che non ha senso iniziare lo Shorinji Kempo da soli, quindi portatevi un amico a cui tenete. Io chiedevo che venissero a praticare a due a due, altrimenti di solito non li accettavo. Intendevo qualcuno per cui fossero disposti a gettarsi in aiuto in caso di bisogno e che avrebbe fatto lo stesso per loro.
Che mi dite di voi , oggi? C’è intorno a voi qualcuno così legato a voi? Alzate le mani. Bene, non tanti. Una vita senza amici che accorrerebbero se foste nei guai, e per cui voi accorrereste se loro fossero nei guai, è una vita terribilmente solitaria.
Ho appreso questo duramente durante la guerra. Il Giappone ha perso e riperso e nemmeno dopo la fine della guerra i soldati giapponesi provavano a legarsi tra di loro. La fanteria era fanteria, l’artiglieria artiglieria e loro erano tutti divisi ed evitavano ogni sforzo di coesione tra loro. Il motivo era che la struttura feudale di divisione verticale della società era esistita così a lungo che ciascuno era abituato a considerare i suoi vicini dei nemici, se appartenevano ad un’altra compagnia. Ho visto abbastanza di queste cose, sia nell’eccezionalità della guerra che nella quotidianità della vita comune, per esserne disgustato. La semplice capacità di far quadrato quando c’è un combattimento o si viene tutti insultati, o di riunirsi per resistere a degli estranei non è abbastanza.
Ora ci sono circa 400 branches collegiali di Shorinji Kempo, ma che ne pensate di riunirvi come minimo una volta al mese coi kenshi della vostra zona e praticare insieme? Così arrivereste a conoscervi, a diventare amici e se succedesse qualcosa potreste in un caso goderlo insieme in un altro aiutarvi tra voi a venirne fuori.
Questo è il cambiamento che voglio da voi! Non importa quanta forza fisica uno può avere: non ha senso da sola. Siete abbastanza vecchi; è tempo che vi mettiate in testa queste cose!
Relazioni costruite attraverso la vostra azione
(Luglio 1976. Da un discorso a un campo di addestramento universitario)
Tutti voi radunati qui oggi siete ben consci di dove vi trovate e per di più avete tutti posizioni per cui dovete agire con responsabilità. Ci dev’essere molta gente che guarda a voi, in parte per ammirazione, in parte per rispetto. Allora, in considerazione della vostra posizione, che cosa dovete fare? Ve l’ho già detto: “Siate sempre dei leader! State sempre a capo e prendete il comando!”, e anche “Diventate il motore del treno!”. Ciò significa essere più dediti di chiunque altro, continuando ad andare avanti voi e a portare avanti tutti gli altri. Sbaglio?
Potete tentare di mantenere la vostra posizione giorno dopo giorno, barcamenandovi davanti a richieste come “Non c’è una maniera facile di capire? Vorrei non faticare troppo, te lo chiedo per favore!” e cercare solo di evitare che qualcuno possa entrare in urto con voi, oppure trovare sempre come scusarvi dicendo “i miei allievi mi chiedono questo” e dare la colpa agli altri, ma prima o poi dovrete esporvi di persona. Allora guardando al passato capirete di non essere più in grado di riguadagnarvi la loro fiducia.
Non voglio che prendiate strade come queste ed è per questo che io ora sono qui ad ammonirvi, a mettervi in guardia, a suonare la campana d’allarme. Alcuni mi ritengono un grande leader o un grande insegnante, ma non importa quanto sia grande il leader o l’insegnante quando si corrompono e perdono il loro smalto. Ma è difficile per i loro sottoposti dire qualcosa
Ora io sono qui e parlo e agisco schiettamente, ma se io sparissi, che succederebbe? Se non potete nemmeno farvi delle critiche l’un l’altro con franchezza, non avete nessuna possibilità di prendervi cura di qualcuno che si è corrotto. Penso che tutto si concluderebbe in un preoccuparsi di non urtare la suscettibilità di nessuno, dedicandosi tutti apertamente alla propria immagine, ai propri interessi, alla propria buona reputazione.
Senza rapporti interpersonali quotidiani basati sulla capacità di parlarsi francamente, controllare sé stessi e trasformarsi a vicenda, non c’è modo che si sviluppi alcuna relazione di fiducia. Inoltre è persino più difficile e impegnativo mantenere la fiducia che costruirla all’inizio.
Mao, il leader della rivoluzione cinese era solito dire: “Tra gli amici, ce ne sono sia di veri che di falsi. I veri ed i falsi amici si possono distinguere chiaramente al momento dell’azione”. Come sapete, io sono arrivato alla stessa conclusione attraverso le mie esperienze.
Però prima di definire la gente vera o falsa con disinvoltura, considerate ciò che ho detto spesso, cioè che senza una convergenza di pensiero, senza l’intenzione comune di costruire un’organizzazione di spiriti in comunione tra loro, le persone non possono agire in armonia.
Si dice che solo risolvendo questo problema si può agire in questo modo, ma in realtà è attraverso l’azione che nasce la fiducia e che le organizzazioni crescono.
Abbiate fede in questo e impegnamocii a fare e a continuare le nostre attività concrete di tutti i giorni. Forse saremo meno di numero, ma saremo capaci di farci veri amici e di costruire un’organizzazione in cui il timore divenga coraggio.
Potete essere felici se pensate positivo!
(Agosto1970. Da un discorso ad un raduno universitario)
In principio lo Shorinji Kempo iniziò in una stanza con cinque materassine e mezza e io arrivai a impegnarvi tutti i miei averi ed i miei sforzi. Ho lavorato più duramente possibile e alla fine sono arrivato a spendere tutto ciò che avevo per lo Shorinji Kempo.
Adesso soltanto coi beni immobili ci si ricaverebbe probabilmente una grossa somma. Ma neanche uno di quei beni è di mia proprietà personale. Un minimo di risparmi per vivere sono essenziali, ma non penso che si abbia bisogno di tanto di più. E’ tutta proprietà dello Shorinji Kempo.
“Fatene uso finché siete in vita”. Penso che questa sia la cosa più importante. Ho scoperto questo modo di vivere dopo la sconfitta in guerra. Avendo io sempre dato tutto ciò che avevo, moltissima gente mi ha accordato il suo aiuto.
Inoltre stanno crescendo schiere di giovani che sono venuti a farmi visita per ammirazione e rispetto. Nulla nella vita produce una soddisfazione così grande!
C’è gente che dice che il denaro è meglio, ma non importa quanto denaro o possedimenti uno abbia: non li potrà mai veramente utilizzare! Gli abiti che uno indossa abitualmente sono uno o due completi. E le scarpe: si dice sempre che ce n’è un solo paio che va perfettamente bene, quindi in realtà se ne usa uno solo anche avendone molte paia a disposizione.
Fino a poco tempo fa io non avevo un’automobile. Il motivo era che, quando ne avevo bisogno, prendevo un taxi ed era avere auto parcheggiate in giro per tutto il paese.
Essenzialmente, cambiando il proprio cuore, il proprio modo di pensare, si possono ottenere vantaggi incredibili. Perciò penso che sia tanto meglio quanto più in giovane età uno riesce a raggiungere questo risultato e a cambiare la propria vita.
Tutti voi naturalmente, una volta ottenuta una stabilità di base nella vita, potete dedicarvi a trovare una ragione per vivere. Inoltre, se non avrete attenzione solo per vostri interessi, ma anche per le altre persone, tutto quel che farete avrà successo: questo è il modo con cui io sono sopravvissuto.
Shorinji Kempo non significa solo insegnare delle tecniche, ma la sua vera ragion d’essere è piuttosto nell’insegnare questo modo di vivere.
Non arrendetevi, fino alla morte!
(Settembre 1969. Da un discorso al Busen)
La gente apatica sta aumentando. Quando insorge qualche difficoltà, si arrendono immediatamente. Fa lo stesso se sono perdenti in amore o se il loro gruppo crolla. Un solo passo falso ed ecco: “non posso più farcela”!
Per dirla in modo simpatico, sono degli ingenui. Per dirla chiaramente, non hanno fegato. Mancano di quello spirito di volere tentare di far qualcosa fino alla fine. Finché si muore, finché si è perso tutto. Non potete arrendervi, finché non siete morti!
“Non pensate di essere voi che vi fate vivere. Pensate che la vita venga provocata in voi”. Quando mi dissero questo, aprii gli occhi. Nessuno nasce perché lo vuole, e persino se uno vuole morire, non è per niente facile essere capaci di morire. C’è addirittura gente, come me, che ha tentato di suicidarsi, ma non è morta.
Io penso che dopotutto l’idea che si possa vivere o morire secondo la propria volontà sia un errore.
E’ per questo che ho passato la mia gioventù offrendomi volontario per lavori pericolosi? Aspettavo che il Cielo mi uccidesse? Ma le pallottole hanno continuato a schivarmi e io mi sono salvato. In questo modo ho acquisito la completa consapevolezza che non si trattava della mia propria vita. Il fatto di vivere non è in relazione al proprio modo di vedere le cose.
Provate a pensare in questo modo e cambiate la vostra vita. Pensate che qualcosa accadrà della vostra vita. Non arrendetevi al mondo!
Provate ad immaginare le cose con dieci anni di anticipo!
(Da un discorso del 1966)
All’inizio del decimo capitolo del Kyohan si legge: “Gli uomini che possono vedere le cose future con cent’anni d’anticipo sono ritenuti pazzi. Gli uomini che si aggrappano solo al presente vengono lasciati indietro. Quelli che vedono le cose dieci anni prima ed agiscono di conseguenza divengono uomini di successo”. Queste parole furono pronunciate da Ichizo Kobayashi, fondatore delle Ferrovie Hankyu.
Vent’anni fa, subito dopo la fine della guerra, ritornai in Giappone in un momento in cui nessuno sapeva cosa sarebbe avvenuto del popolo giapponese. Così, quando vidi le condizioni del Giappone, pensai che questo non poteva funzionare, che se non avessi in qualche modo dato nerbo al giovane Giappone, tutto poteva finire in un terribile caos. Così, in nome dell’educazione della gioventù, mi circondai di giovani, nonostante venissi deriso per questo, e continuai a ripetere cose come quelle che vi sto dicendo qui.
Gli studenti della scuola superiore di allora sono ora rispettabili adulti. Quel che ha creato le basi del vostro radunarvi qui oggi sono i ragazzi di quei giorni, che furono abbastanza bravi da far proprie le mie parole. Giusto?
Perché non provare ad immaginare le cose con dieci anni di anticipo? Se una cosa vi sembra impossibile ora, perché non mantenere la speranza che lo divenga fra dieci anni? Perché no?
Io stesso alla vostra età ero un po’ peggiore di come siete voi adesso, penso. Ero un lupo solitario completamente disperato e non c’era nulla che qualcuno potesse fare per me. Ora la stessa persona sta facendo e dicendo tutte queste cose. Per cui voi dovreste raggiungere risultati anche migliori, se semplicemente vi impegnate con tutto il vostro essere.
(Aprile 1968. Da un discorso ad un raduno universitario)
Da giovane un Cinese mi disse: “Perché tratti la tua vita in modo così meschino? Sei vivo perché c’è bisogno di te e quando il tuo lavoro è finito, muori. Questa è la realtà dell’universo. Stando così le cose, perché non smetti di disprezzare te stesso e vivi la tua vita con maggior vigore?”. Questo divenne il punto di partenza per divenire consapevole della mia esistenza. E la mia vita cambiò.
Certa gente riesce a far andare la propria vita esattamente come l’aveva pianificata. Che differenza c’è fra quelli che riescono a fare così e quelli che non ci riescono? Essenzialmente la questione è proprio se uno riesce o no a fare un piano della propria vita e ad attuarlo.
E’ stato un caso se vi siete decisi a venire all’Honbu? Qualcuno di voi forse è venuto perché qualcuno più anziano glielo ha detto. Ma prendere la decisione ed attuarla è stato fatto da voi, no? Se è così, anche la vostra vita dovrebbe essere soggetta a cambiamenti, non vi pare?
Quello che pensa ed agisce è il sé. La consapevolezza del rispetto per sé stessi comincia da qui. Io sono vivo. Pensatela così: finche sono vivo, io sono un’esistenza necessaria. Nel decidere cosa fare, dovreste partire da qui. Se lo farete, sarete capaci di credere in voi stessi.
Non sto solo semplicemente dicendovi queste cose. Io vi parlo avendo in me una riserva di fiducia in me stesso: è perciò che sono convincente. Potete fare lo stesso – seguite il mio esempio. Se state solo a pensare dentro di voi, non va bene. Se non esprimete il pensiero in azione, è inutile. Quando ciò che esprimete diviene una presenza interiore, allora finalmente avete acquisito la forza.
Solamente pensare senza agire è una cosa indegna di rispetto. Non è niente di più che desiderio vuoto. Uno non deve essere infatuato di sé stesso, ma le azioni intraprese con fiducia sono importanti. Io sono un attivista. Quando dico “Lo farò!”, io fermo tutto e ... “Tu e tu: andiamo!”. Il pensare e il fare si mettono in movimento praticamente con la stessa rapidità.
Questo è ciò che richiedo a tutti. Molte gente pensa “aspetta un minuto” quando è il momento di fare qualcosa. Ma io no! Quando lo penso, lo faccio, e lo faccio con tutta la determinazione possibile, senza pensare al domani.
Ancora una cosa: non lasciatevi scappare nessuna opportunità. Di base quel che vi sto dicendo è di essere decisi. Non sono mai rimasto imbrigliato in pensieri come “Dovrei fare questo o quello?”. Decido da me se una cosa è possibile o no. Poi faccio tutto quel che posso e dopo non me ne preoccupo. Finché mi prendo la responsabilità di ciò che dico e faccio, non c’è problema. Questo è ciò richiedo a me stesso e agli altri.
Guardatemi! Dal mio volto sembra che io non abbia nessuna preoccupazione al mondo. La mia barba sta gradualmente diventando bianca. Mia figlia è ancora giovane, perciò vorrei vivere ancora per lei. Però potrei morire oggi. La bomba atomica potrebbe cadere domani e tutto sarebbe andato. Se il genere umano fosse cancellato dal pianeta, non ci sarebbe più Shorinji Kempo. Ma nonostante tutto io lavoro ancora al massimo. Questo è il modo giusto di vedere le cose.
Se agirai con tutta la tua energia, la tua vita cambierà!
(1980. Da un discorso alla sessione di studio per Branch Masters)
Quest’anno compirò 69 anni. Il mio cuore ha lavorato giorno e notte, senza soste, per 70 anni. E’ una cosa splendida.
Sono già passati dieci anni, ma una volta in aeroplano, sopra la Siberia, ebbi un attacco di cuore e il mio polso si fermò completamente. Ero morto. Ma accadde che c’era un buon medico a bordo, mi soccorse e fece ritornare la vita dentro di me. Ho sperimentato però molte volte questa condizione particolare di quasi-morte. Be’... se fossi morto, la mia vita sarebbe finita lì. Ma ora chiaramente sono vivo e oggi posso stare in piedi davanti a tutti voi.
Quel che vorrei dirvi è che anche facendo una stessa cosa, dal modo con cui la fate possono venire risultati diversi.Un giorno è un giorno: il modo con cui vivete quel giorno è la preoccupazione più importante. Per me tutto è diverso fra una vita che passa via in qualche modo ed una vita che ha un significato, per cui valga la pena lottare insieme con tutti voi.
Tutti voi mi capite in modo forse vago e a parole. Ma nelle azioni quotidiane, quando c’è in ballo se vivere o no secondo quest’idea, mi sembra che forse non mi comprendiate.
Ora ho 69 anni e ieri ho percepito questo concetto in modo nuovo. A parole l’ho compreso da molto tempo, ma ieri in modo nuovo, con passione, mi sono ricordato del valore di essere vivo.
Sono passati 35 anni da quando abbiamo perso la guerra, perciò quest’anno saranno 33 anni da quando tornai in Giappone e fondai lo Shorinji Kempo. Trentatre anni fa ho dedicato tutto il mio pensiero a vivere onestamente. Dopo aver perso la guerra, tornai a casa per trovare campi bruciati, nulla di rimasto in piedi, solo, e iniziai lo Shorinji Kempo. Oggi, 33 anni dopo, una moltitudine di gente si è unita a me per sentire il valore della vita, prendere coraggio e trovare speranza. E’ una cosa splendida.
Ma la radice di tutto questo risiede in ciò che credo e nelle mie azioni: tutto è originato da una sola persona, 33 anni fa. Il principale motivo per cui tutto questo ha avuto una tale successo da fare il giro del mondo è che io realmente sentivo per esso gioia di vivere e orgoglio e che ho fatto ogni sforzo possibile per ottenerlo, seriamente e onestamente.
In confronto a me voi siete tutti estremamente giovani. Anche se iniziate oggi, alla vostra età, mi immagino che ciascuno di voi potrà avere i miei stessi risultati. Per il resto della vostra vita, provate ad affrontare le cose come ho fatto io. Dovreste essere in grado. Questa, questa è la reale differenza tra fare qualcosa a caso e metterci dentro tutto sé stesso!
Se combattere è il tuo scopo, va’ da un’altra parte!
(1973. Lezione ad un Campus universitario)
Se il vostro obiettivo nel venire a fare Shorinji Kempo è solo il desiderio di imparare il combattimento senza armi, allora non dovreste neanche essere qui. E’ benvenuta la gente che ha il desiderio di imparare a vivere autonomamente, non importa quanto questo richieda.
Se ciascuno si preoccupasse solo della propria piccola felicità e del proprio vantaggio, certamente il mondo non andrebbe meglio, non migliorerebbe. E se desiderate solo la distruzione di tutti i modi di pensare e di vivere che sono diversi dai vostri, se dite “sopprimiamo le opinioni di chiunque si pari sulla nostra strada”, allora il mondo può solo andare peggio. Non va bene nessuno di questi due estremi. Piuttosto, pensare al bene degli altri mentre pensiamo a noi stessi, essere capaci di pensare non solo al bene del Giappone, ma anche di altri paesi – questo è l’essere umano che dovete desiderare di essere.
A questo scopo, non dovremmo cambiare i nostri valori individuali? Non importa quanto lentamente, ma si procede con continuità. Anche se può sembrare impossibile, dobbiamo solo continuare ad andare avanti. Non ho alcuna intenzione di cambiare questo modo di pensare e voglio mantenere la mia autonomia per realizzare questo scopo. Inoltre voglio che tutti voi realizziate questa stessa autonomia.
Nello Shorinji Kempo il nostro modo naturale di salutarci quando ci incontriamo è il gassho rei. Poi voi mi afferrate ed io afferro voi, e a turno ci proiettiamo a terra. Mente faccio tutto questo, io voglio aumentare la mia bravura, ma voglio anche con tutto il cuore che anche voi miglioriate. Così costruiamo insieme il nostro progredire.
Inoltre, è attraverso questa pratica che manteniamo la consapevolezza della relazione tra il sé e l’altro, del fatto che mentre esiste il sé, esiste anche l’altro, fuori dal sé e completamente diverso da lui. Questa consapevolezza della realtà della società umana sembra ampiamente familiare, però la si dimentica in fretta. E ancora, nella consapevolezza dell’esistenza del sé e dell’altro, uno cambia sé stesso e va oltre il sé, divenendo capace di preoccuparsi almeno per metà dei sentimenti e della felicità degli altri. Questo è come dovremmo essere e se l’incontro con lo Shorinji Kempo diventa un’occasione per un tale rivolgimento del sé, allora è una buona cosa.
Così quelle scene in cui uno improvvisamente abbatte il suo compagno e dice “Impressionante, vero? Ammetterai! Bene, seguimi!”, non hanno posto nella nostra organizzazione. “Voglio potenziare la mia forza fisica. Voglio imparare un modo per vincere sempre in combattimento”. Se questo è il vostro obiettivo, allora lo Shorinji Kempo non è per voi, e vi consiglio di trovarvi un’altra arte marziale.
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Lo Shorinji Kempo non è un vendere tecniche pezzo per pezzo
(Ottobre 1973. Lezione al seminario speciale per dirigenti giapponesi)
Indonesia, America, Francia e Singapore: negli ultimi anni lo Shorinji Kempo si sta espandendo oltreoceano a gran velocità. Questo significa che in paesi con diverse lingue, religioni e costumi, popoli con una storia e una sfera culturale diversa dalla nostra hanno iniziato ad interessarsi allo Shorinji Kempo. Per descrivere pienamente il quadro, il risultato di ciò è che gradualmente stiamo passando da una organizzazione puramente giapponese all’Organizzazione Mondiale dello Shorinji Kempo e il nostro impegno in essa aumenta mentre cambiamo pelle.
Allora, in questo momento cruciale, che cosa stanno facendo i Giapponesi? Abbiamo ben capito l’evoluzione dello Shorinji Kempo, il modo come dovremmo essere secondo il nostro Credo? Probabilmente, potremmo al massimo essere in grado di insegnare delle tecniche: non è forse la condizione, il livello, in cui ci siamo trovati dall’inizio?
Il più importante motivo per cui lo Shorinji Kempo è cresciuto talmente risiede nell’attrazione esercitata dal suo sistema di tecniche unico. Ma se mai vi venisse puntato addosso un fucile, lo affrontereste a mani nude? Un solo colpo e sarebbe la fine. Quando dico queste cose qualcuno si offende, ma, a parte alcune situazioni limitate, la capacità di combattere senz’armi è veramente inutile. Nella società attuale è radicalmente di nessun valore.
Alcuni prendono un po’ da una scuola, un po’ da un’altra, e poi aprono una nuova scuola di cui si fanno fondatori. Vendono certificati. Si preoccupano di far soldi. Usando il termine “esecuzione perfetta” si crogiolano nella loro stessa autosoddisafazione, nello loro piccolo mondo ristretto. E’ scortese dirlo, ma questo tipo di persone è comune tra quelli che si fanno chiamare esperti di arti marziali. Ma io fin dall’inizio sono stato contrario a crearmi una reputazione vendendo tecniche pezzo per pezzo. Inoltre, quando attraverso le mie esperienze giunsi alla conclusione che le cose stavano andando malissimo, non mi fermai a pensarci su, ma misi in azione i miei pensieri e iniziai lo Shorinji Kempo.
Alcuni pazzi sono abbastanza presuntuosi da pensare che i Giapponesi sono migliori di altri popoli, più elevati. Questi pensieri conducono al convincimento che è cosa buona dedicare tutta la propria lealtà in direzione “verticale”, verso il paese e l’imperatore, anche se questo significasse la morte. Questo sistema di educazione non permette di concepire sé stessi come esseri umani individuali. Se gruppi di persone si possono unire in questo modo “verticale”, le relazioni umane, che formano i gruppi, non possono svilupparsi che “orizzontalmente”. Io voglio cambiare questi vecchi modelli del Giappone, dell’essere Giapponesi, anche di poco.
Tutto ciò non è solo per il Giappone. Io voglio costruire una società in cui i cittadini di tante nazioni possano vivere insieme in amicizia. A questo scopo ho fatto del nostro sé l’oggetto della ricostruzione umana. Questo è essenziale.
Metà per la propria felicità e metà per la felicità degli altri
(Agosto 1974. Lezione ad un incontro con studenti universitari la)
“Come Giapponesi, ci impegniamo ad amare la nostra patria, il Giappone”*.E’ una frase che esce facilmente dalla bocca quando recidiamo il Credo, ma il punto da cui partire per arrivare ad amare la propria terra natia è come porsi come esseri umani. Penso che verrà il giorno in cui tutti voi lo capirete. Ma se si affronta la questione di cosa che c’è più importante al mondo, questo qualcosa sono i singoli individui, non vi pare? Per essere ancora più concreti: importa che la vostra famiglia e i vostri amici possono vivere felici, giusto?
Qualcuno di voi potrebbe orgogliosamente dire: no, si tratta degli ideali, della patria, della società, o dello spirito di lealtà verso i propri compagni. Ma per me viene prima ciò che ha per oggetto e finalità “un singolo essere umano”, ed è fuori questione anteporre ideologie, sistemi di pensiero, o altro che non tratti gli esseri umani come valori. Penso che questo sia un errore.
Quando riflettete sull’esistenza degli esseri umani, il punto di partenza è il vostro sé ed è solo quando valorizzate voi stessi che comincia il tutto. In altre parole, quando comincerete a considerare voi stessi un valore, per la prima volta sarete in grado di rispettare gli altri.
“Io non voglio soffrire, ma che importa se questo capita ad altri” Una persona che ha sentimenti di questo livello non ha semplicemente problemi con gli altri, ma finirà la sua stessa vita senza essere mai stato in grado di trattare bene sé stesso. Mi sto sbagliando?
In parte è perché mio padre morì quando ero piccolo ed io ho dovuto lottare per prendermi cura delle mie due sorelline, insieme con mia madre, ma sono cresciuto con un profondo desiderio di aiutare le mie sorelle e mia madre a trovare di che nutrirsi, anche se io non riuscivo ad averne. Questo è un amore che desidera donare. Ero solo un bambino, quindi non potevo guadagnare denaro e il massimo che potevo fare era di aiutare mia madre. Alla fine morirono tutte e tre, così praticamente non fui in grado di fare nulla per loro.
Però quel desiderio di essere pieno di riguardi, di proteggere, di fare felice qualcuno anche se in modo minimo ... non è forse questo un sentimento o un pensiero che scaturisce naturalmente dai cuori degli uomini in ogni luogo ed in ogni paese?
Così, come considerate voi stessi, allo stesso modo considerate gli altri, specialmente quando gli altri sono più deboli di voi!
Allora, anche se è solo metà della strada da percorrere, siate rispettosi dei sentimenti altrui. Lungo la mia vita ho sempre dato gran valore a questo sentimento, che era germogliato nella mia gioventù.
Inoltre è precisamente perché ho sempre dato gran valore a ciò, il motivo per cui il fondamento del mio pensiero successivo è stato “metà per la propria felicità e metà per la felicità degli altri” e anche “quando sostengo la vita negli altri, anch’io sono portato alla vita”
* La versione originale del Credo (Shinjo) è stata scritta specificamente per il Giappone (nota della versione inglese WSKO)
Decidete perché camminare e dove andare
(Febraio 1975. Al seminario per l’istituzione di un Branch.)
E’ un fatto vero sia per le mele che per i mandarini: il frutto che incomincia ad andare a male è uno. Dopo di lui ne marciscono altri, cominciando coi più vicini al primo. E’ come un’infezione, o un cancro. Quello che tutti voi dovete fare è evitare di essere quella prima mela o mandarino! E la ragione non è che fare così vi porta denaro o prestigio: questo pensiero sarebbe già marcio nell’intimo.La strada che io vi raccomando di seguire, l’ho seguita e provata personalmente.
Tornato in patria dopo la guerra privo di tutto, ho lavorato per costruire un dojo, poi ho comprato l’attrezzatura necessaria. Non ho avuto decine di studenti che venivano da me, all’inizio. Ho iniziato con uno o due. Per diversi anni si trattò di un’investimento.
Messo in termini brutali, si trattava di accettare delle perdite . Ma non è una perdita. Mi è piaciuto farlo. Ecco perché ho potuto farlo con tutto il cuore. Se io avessi rallentato perché avevo solo pochi allievi, si sarebbe creato qualcosa di diverso da quel che di fatto si è creato.
Ho usato continuamente l’espressione “ritorno alle origini” e tutti voi dovreste aver chiare ormai le motivazioni che avevo nell’iniziare lo Shorinji Kempo.
Ricostruendo tè stesso, ricostruisci la società. Anche tu divieni felice, ma ciò è completato dal nostro desiderare che anche gli altri siano felici. Per far ciò, qualcuno deve aprire la strada: lo Shorinji Kempo è nato come un tentativo di formare persone che avrebbero aperto quella strada, in una parola, dei leader. Non desidero affatto mettere insieme un’accozzaglia di piccole persone insulse. L’ho detto fin dall’inizio. E’ lo stesso per tutti voi. Se ritenete che tutto ciò sia solo a vostro beneficio, per il vostro profitto, state mortalmente sbagliando.
Per me le cose vanno meglio, ma voglio farle andare meglio anche agli altri.
A questo scopo, ho bisogno di uno mezzo di trasporto capiente: avere a bordo cinque persone è meglio che averne una e mi aspetto che averne cento sia ancora meglio che averne cinque. Per guidare un mezzo così pesante, devono verificarsi molte condizioni. Non si può subito dall’inizio saltare a questo punto, bisogna assicurarsi di saper guidare la gente e metterci tutto l’impegno ad andare avanti.
Porsi domande teoriche sul fatto di riuscire o no, non conta nulla! E’ pensandola così che io sono arrivato a questo punto.
Quando un uomo fa diecimila passi, può camminare in tondo o avviarsi verso Tokio. Perché sto camminando e verso dove? Questi aspetti vanno decisi chiaramente fin dall’inizio.
A questo punto tutti voi avete un’idea chiara sulla vostra direzione, giusto? Però se raggiungete un luogo dove la strada è in riparazione, o è addirittura crollata, correte un lato. Capite quel che vi dico? L’obiettivo iniziale è chiaro, ma c’è il pericolo di cambiarlo per la via.
In definitiva, dobbiamo mantenere lo spirito del principiante. Dobbiamo riflettere continuamente sulle motivazioni delle nostre azioni.
Avere la coscienza che qualcuno può essere il punto di svolta della vostra vita
(Marzo 1972. Sede non indicata (NdT))
Questo di oggi è un normale incontro di allenamento; perciò probabilmente qualcuno di voi è qui come quelli più anziani di lui, perché non ne poteva fare a meno. Comunque, nonostante tali circostanze, avete pagato un bella somma di denaro per fare tutta questa strada fin qui a Shikoku.
Stando così le cose, pensate al vostro essere qui come a una parte del vostro destino personale. O forse si tratta di pura casualità, o di qualcosa che non vi interessava, ma può divenire l’inizio di un incontro inaspettato ... Forse è un bene per voi vedere le cose in questo modo una volta ogni tanto.
Indipendentemente dalle circostanze, voi spendete i vostri preziosi soldi e tempo per venire qui per noi. Quindi, anche se solo per qualche giorno, vogliamo praticare insieme, inquadrati con decisione.
Due o tre giorni fa, uno dei miei studenti venne a trovarmi. Venne per dirmi che, dopo avere avuto incontri con dozzine di donne, finalmente aveva trovato una donna da sposare. Sorrisi e gli dissi: “E’ un bel risultato”. Ma la sua faccia era seria.
Disse:”Quando si incontra qualcuno e si comincia a passare del tempo insieme, se non scatta una specie di elemento vitale, la componente più profonda della relazione non può durare”. Poi aggiunse: “Le vostre parole mi hanno molto colpito, perciò ritengo di dovere ringraziare la vostra influenza su di me per questo matrimonio”.
Poco importa quanto io l’abbia influenzato, ma il suo avere avuto dozzine di potenziali spose mi sorprendeva. Però i casi che legano le persone tra loro sono veramente un profondo mistero.
Come ho detto prima, certe volte una frequentazione anche di solo poche ore può costituire una relazione che cambia tutta la vita. D’altra parte, dal momento in cui diventiamo consci di ciò che ci sta attorno, incontriamo quotidianamente altra gente, insegnanti, amici e colleghi, senza che nulla nasca e cresca da tutto ciò. A volte pensate “Sì, ho già incontrato persone così”, ma v’accorgete che non riuscite a ricordarne il nome e nemmeno la faccia. E’ come se fossero passati via senza che nemmeno vi siate incontrati. In realtà questo tipo di relazione è la più frequente, no?
Ma oggi, qui, può accadere la prima di queste due eventualità: mi piacerebbe che fosse per voi una “relazione di valore”.
Forse può essere un po’ un’esagerazione, ma esistere come esseri umani significa non sapere mai quando moriremo. Per di più, quando degli esseri che non sanno quando moriranno si radunano insieme un certo giorno, in uno stesso posto, con un fine comune, non dovremmo forse tentare di dare un significato a ciò? Proprio perché viviamo le nostre vite senza sapere quando moriremo, noi dobbiamo ritenere preziosi l’oggi e il domani e lottare con tutte le nostre forze per quello che sappiamo di amare. Perciò io spero che riusciate a percepire il significato di quell’incontro fra esseri umani, non solo per perseguire i vostri propositi di oggi, ma anche perché possiate vivere le vostre vite fattivamente.
Vi ho spesso detto di vivere metà per voi stessi e metà per gli altri. Il motivo è che, facendomi strada fra le dure realtà dei miei tempi, ho creduto che finché fossi stato vivo dovevo vivere in pieno, senza rimpianti. E questo pensiero è uno dei modi che ho trovato per vivere fattivamente.
I veri insegnanti dovrebbero insegnare ai loro studenti in prima persona
(Agosto 1979. Seminario di tutti gli insegnanti del Giappone)
Il desiderio universale di diventare più forti, o almeno di non rendersi ridicoli davanti agli altri, non fa parte della nostra ragione, ma del nostro istinto. Lo Shorinji Kempo è la più alta forma di autodifesa ed ha in sé qualcosa che non si trova in altre arti marziali. E’ costituito in modo che chiunque lo provi può praticarlo. Tutti voi che ora mi state ascoltando eravate attratti da questa particolarità all’inizio, poi avete continuato.
All’origine del programma di apprendimento sta il modo con cui gestiamo il desiderio di divenire più forti. Se praticate secondo il programma ufficiale, dovreste essere in grado di raggiungere almeno il livello di Shodan. Una volta Shodan, vi si apre la strada per diventare Secondo Dan. E’ come nella scuola, dove non potete andare all’università senza prima diplomarvi alle scuole superiori. Ad un certo momento vi guardate indietro e sono passati tre anni, o dieci anni. Non vi è capitato?
Insegnare agli allievi in modo che i loro desideri siano soddisfatti e far loro scoprire da sé stessi quale grande forza viene dalla disciplina – questo renderà entusiasti i vostri allievi.
Questo tipo di educazione può venire solo dal vostro diretto concreto coinvolgimento.
Delegare ai vostri allievi più anziani non è abbastanza. Quando tornerete a casa da questo seminario, quelli di voi che sono responsabili di un centro di addestramento dovrebbero portare i loro nuovi allievi almeno al Terzo Kyu.
E’ in questo ambiente che un vero affetto – forse sarebbe meglio chiamarlo amore – tra allievi ed insegnanti metterà le sue radici e crescerà. Questo legame è il risultato di un’interazione faccia a faccia, praticamente prendendo gli allievi per mano e insegnando loro.
Forse la mancanza di questo tipo di interazione ha creato una barriera fra voi e i vostri allievi. Potrebbero persino essere arrivati ad odiarvi o a disprezzarvi.
L’eccellenza dello Shorinji Kempoè il prodotto del modo in cui noi costruiamo la nostra fiducia negli altri e portiamo i nostri compagni ad avere la stessa fiducia in noi.
L’allenamento avviene ad un livello un poco superiore a quello proprio dell’allievo: ad un Terzo Kyu contrapponiamo un livello di Secondo o Primo Kyu nella pratica. Questo è ciò che ho sempre continuato a fare.
Sono stato definito un genio. Ma io non sento nessun bisogno di ciondolare in giro con queste qualità folkloristiche. Non è comunque proprio perché ho agito così che lo Shorinji Kempo ha continuato ad esistere in questi ultimi trent’anni?
Tradizionalmente i maestri di arti marziali in Giappone si mettono su un piedistallo, sottolineando quanto sono forti, quanto sono importanti e che gran differenza c’è tra loro ed i loro allievi. Se i loro allievi li raggiungessero, la loro posizione sarebbe in pericolo. Ecco perché si mettono su un piedistallo come se fossero in una posizione irraggiungibile.
Ci sono dei pazzi che hanno problemi coi propri allievi e si lamentano in un angolo di come sono stati traditi. Ma prima di lamentarsi, penso che dovrebbero esaminare quanta è la loro responsabilità nel problema.
Concetti base per l’insegnamento ai bambini
(1978. Da un discorso ad un seminario sull’educazione della gioventù)
Uno dei maggiori punti d’orgoglio dello Shorinji Kempo è il nostro successo nell’educazione dei giovani. Chiaramente è una buona cosa quando qualche persona importante si unisce a noi. Ma prima di arrivare a questo, noi abbiamo i nostri giovani. E’ essenziale capire che questo è il punto di partenza dal quale è nato lo Shorinji Kempo di oggi.
Come concetti base per l’insegnamento ai giovani, la prima cosa che vi voglio dire è questa: dimenticatevi del vostro “background”; dimenticatevi dell’università in cui vi siete laureati. Riportatevi indietro a come eravate un tempo, senza esperienza. Il vostro approccio all’istruzione dei gruppi giovanili dipenderà da quanto sarete consapevoli di come eravate voi quando eravate Terzo Kyu o quando eravate bambini.
Non ritenetevi persone importanti, ma andate indietro a quando eravate bambini ed unitevi a loro nella pratica. Il mio successo si basa interamente nell’aver fatto ciò.
Al livello più basso, gli studenti si divertiranno a ripetere sempre le stesse cose giocando insieme a voi, poi a un certo punto si accorgeranno di aver raggiunto un livello più alto ... Se solo vi sbarazzate del pensiero di essere un’importante persona adulta, o che di essere il maestro, credo che possiate ottenere ciò.
E’ una cosa semplice, che è anche difficile, ma voglio che tutti voi vi ci impegnate e applicate.
Tra i nostri dirigenti, cominciamo a vedere persone che hanno dimenticato il punto di partenza dello Shorinji Kempo e che hanno iniziato a ritenere lo Shorinji Kempo il loro mestiere.
Quando la gente vede la cosa da questo punto di vista, non si tratta più di educare i giovani o cose simili. Questo è un errore fondamentale. Specialmente, come per tutti voi, quando insegnate a dei bambini. Loro sono puri: guardano a quel che fa il loro maestro.
Non vi chiedo di andare contro i vostri interessi, ma se almeno riuscite a pensare di fare tutto ciò per hobby, ve ne sarei grato. Gli hobby costano soldi e possono creare un sacco di problemi. Ma rappresentano un divertimento. La questione è se volete fare ciò in questi termini.
Dato che i loro corpi sono piccoli, chiaramente ci sono cose che non possono fare – è giusto che non possano. Però possono capire gli insegnamenti. Quando cresceranno, saranno loro utili.
Che capiscano o no, spiegate loro a parole e fate loro apprendere attraverso il corpo. Se ripetete una cosa ogni giorno, questa penetrerà fino a loro. Lo so per esperienza.
Quando credete di non poter fare granché con loro, perché sono bambini, o di essere migliori voi, perché siete adulti, voi li umiliate in quanto bambini. Penso che questo sia un grande errore.
I bambini capiscono nel loro modo e forse prendono le cose in modo più puro.
Tentare di far capire a un bambino qualcosa senza nemmeno provare a capire lui è il modo di fare sbagliato. Il problema sta dalla parte dell’adulto, che non tenta di capire i bambini.
(1973. Seminario per gli istruttori di tutto il Giappone)
Ci sono 100 milioni di persone in Giappone. Ci sono dozzine di scuole di arti marziali classificate, come Budo, e centinaia di religioni. Tra tutte queste, voi avete scelto lo Shorinji Kempo e avete trovate qualcosa per cui vivere.
Forse quel che vi ha fatto continuare fino ad oggi è il destino, o le persone che avete incontrato, qualcosa che ha condotto il vostro spirito a questo punto.
La cosa più importante è la comunicazione “cuore a cuore”, l’unione dei nostri cuori in uno solo. Noi abbiamo gli stessi obiettivi da condividere.
Vogliamo rendere migliore il Giappone. Perché ciò accada i Giapponesi devono aiutarsi di più tra loro. Appena finita la guerra, quando i giovani giapponesi non avevano né stima né speranza in sé stessi, io ho predicato l’uguaglianza di tutti gli uomini come parti del Dharma, incoraggiando la gente a capire questo e trarne orgoglio.
Questo era il desiderio del mio cuore, quando iniziai lo Shorinji Kempo.
Abbiamo ancora oggi i nostri bei problemi. Qualche istruttore sembra pensare “ se faccio Shorinji Kempo, otterrò denaro dagli studenti, tutti mi guarderanno con ammirazione come maestro. Ecco perché farò Shorinji Kempo”. Questi falsi leader hanno cominciato a nascere anche nello Shorinji Kempo.
Ecco perché l’anno scorso ho alzato la voce per dire a voi tutti: tornate alle origini!
Sto facendo ritornare tutti noi allo stato di quando io iniziai lo Shorinji Kempo.
Se vi state chiedendo che tempi fossero, sappiate che erano tempi in cui i Giapponesi avevano perso la loro autostima e si tiranneggiavano, si derubavano e si disprezzavano l’un l’altro. Ho voluto liberarli da questa condizione e far sì che potessero trattarsi come amici.
Se avessi ragionato secondo il normale schema di pensiero del Budo giapponese, dove insegnanti e allievi sono nemici tra loro e ciascuno riconosce solo sé stesso, non avrei fatto nulla di bene. Comprendendo che c’era bisogno di qualcos’altro, decisi di insegnare l’arte fisica che era stata tramandata come disciplina (Gyo) nel tempio di Shaolin in Cina.
Nonostante io abbia insegnato coerentemente a questi principi, è sorta gente che usa i propri allievi e ci campa sopra. Con la crescita dello Shorinji Kempo, sono anche cresciute cellule cancerose in esso. Ecco perché ho cambiato politica l’anno scorso – così che i branch problematici vengano raddrizzati e dei branch masters eliminati*. La mia decisione è di trattarli come nemici e distruggere la loro posizione.
Lo Shorinji Kempo che iniziai da solo qui, nella città di Tadotsu, si è ora diffuso e l’organizzazione si estende dall’Hokkaido al Kyushu e a 12 paesi oltremare. Neanche se volessi fermarlo, sarebbe impossibile. Cresce da solo. Ciò non implica, comunque, che io lo lasci a sé stesso. Lo gestisco, lo dirigo e gli pongo certe restrizioni. E’ venuto per me il momento di fare tutto ciò e di essere pronto a fare anche degli aggiustamenti. Ecco perché ho intrapreso questo cambio di direzione.
* Gioco di parole per cui “branch” significa “ramo” e la frase si può leggere: “...così che i rami contorti vengano raddrizzati e i capi dei rami tagliati via” (NdT).
Il significato del nostro allenamento
(Data e luogo non indicati -NdT)
So di averlo già detto e ripetuto, ma nell’era delle esplosioni atomiche, delle armi automatiche, delle bombe al napalm che l’America ha usato in Vietnam, in quest’epoca di sovrabbondanti armi di distruzione di massa, l’idea che qualcuno brandisca i propri pugni dicendo “Fatti sotto! Prendimi se riesci!” è semplicemente ridicola!
Anche se uno allenasse il proprio corpo al punto di abbattere un uomo o uccidere un animale a mani nude, nessuno lo riterrebbe un grand’uomo per questo.
Però sento ancora cose come “La mia gamba arriva 5 cm più in alto che la sua”, “Io riesco a rompere dieci tegole con un pugno”, oppure “Tanomou osu”*. E mi viene solo da dire: “Non fatemi ridere!”. Anche se ci comportiamo come se noi comprendessimo l’errore, non sono solo gli altri, ma anche qualcuno di noi, che non afferra il concetto.
Parlando combattimenti, la mia opinione è che un combattimento deve arrivare ad una conclusione. Anche se avete abbattuto un avversario una o due volte, ciò non significa che la lotta è terminata. Se avete dedicato tre anni a rendere il vostro corpo un’arma e poi scoprite di voler uccidere qualcuno per qualche motivo, il miglior modo per farlo è un colpo di pistola.
E’ per questo che si sono sviluppate le armi.
Ciononostante, c’è ancora un sacco di gente che, mal interpretando l’addestramento dello Shorinji Kempo, continua a comportarsi in modo folle.
Lo Shorinji Kempo è diverso dalle altre vie marziali tradizionali giapponesi e il suo valore deve risiedere nel suo modo unico di coltivare lo spirito. Ovviamente lo spirito può essere coltivato anche facendo zazen o alpinismo, ed è possibile definire come un coltivare lo spirito anche il salmodiare mentre ci si versa acqua sulla testa. Tutte le arti marziali dicono di coltivare lo spirito. Chiaramente si può ottenere qualcosa attraverso l’attenzione ai propri visceri o attraverso uno spirito da combattente. Ma se veniamo a ciò che ha bisogno la società, alle cose più fondamentali e vitali, di che tipo di addestramento spirituale stiamo parlando?
Quando definiamo qualcuno una persona di carattere, intendiamo qualcosa di più che uno studioso, un coraggioso, o uno che riesce a resistere ad ogni durezza, sofferenza o povertà. Allenarsi alla resistenza è un punto di forza, ma in sé è troppo passivo, non attivo.
Una persona di carattere sa come smuovere gli altri, come presentar loro le sue idee. In breve, colui che, come diciamo noi, agisce “metà per sé stesso e metà per gli altri” – colui che riesce a fare ciò, è riuscito nel coltivare sé stesso.
Guardate i dipinti murali del tempio di Shaolin, in Cina. A coppie si divertono, proiettandosi e colpendosi con volti felici, ciascuno provando piacere dalle varie tecniche. Il nostro modo di vivere, in cui nessuno cerca di vincere l’altro è riassunto in quella scena.
* (in Giapponese nel testo – NdT)
Perché noi possiamo riempire il Budokan
(1977, dal discorso al Taikai per il 30° anniversario dello Shorinji Kempo)
So che siamo tutti stupiti della grande riunione di oggi. Il fatto è che qui uno dei tanti stili di arti marziali ha organizzato una gara di recente. Comunque loro hanno riempito l’edificio solo per metà e la maggior parte di loro se n’è andata a casa durante lo svolgimento. Mentre altri si comportano così, com’è che tanta gente si unisce nello Shorinji Kempo? Noi non abbiamo riempito solo l’edificio, ma anche tutta l’area davanti all’entrata, con gente che aspetta il momento di poter entrare. E nessuno di noi se ne va a casa: perché? Il personale qui dice che non ha mai visto niente di simile.
La ragione di questo e che noi non siamo venuti qui per vedere chi è più forte e chi è più debole. Giusto? Fin dal principio, noi siamo diversi.
Dire “Noi cerchiamo una via” può suonare esagerato o surdimensionato, ma il motivo per cui voi rimanete fino alla fine è che quando fate Shorinji Kempo, voi state cercando qualcosa. Essendovi riuniti, avete cominciato a comprendere qualcosa e dato che arriva il Kancho (il capo religioso), pensate che sarebbe una buona opportunità vederlo e sentirlo parlare, prima di andare a casa.
Nella maggior parte dei casi, non si riesce ad organizzare una manifestazione se non ci sono contributi economici dall’esterno. Però questo Taikai del 30° Anniversario è stato reso possibile solo dai vostri contributi e con la vostra assistenza. E’ un risultato meraviglioso, no? In quanto religione che crede nell’autosufficienza, questa è una perfetta dimostrazione del nostro credo.
Inoltre questa è la prima volta nella storia del Budokan che così tanta gente si riunisce qui. Ovviamente le volte che sono venuti qui i Beatles o simili personaggi sono casi speciali. Tutte le altre manifestazioni non hanno mai riempito il centro fino al terzo e al quarto piano.
Con i soli nostri sforzi abbiamo ottenuto un risultato impressionante. Ancora una volta vorrei avere l’opportunità di rallegrarmi sinceramente con voi per aver fatto tutto noi da soli, senza assistenza esterna da parte di nessuno.
Ora possiamo avere fiducia, no? Potete tutti confidare nelle vostre comunità locali, nei vostri branch e nelle vostre scuole. Questa è una prova che, quando tutti uniscono insieme i loro sforzi e ognuno aiuta l’altro, qualcosa nascerà da questi nostri sforzi. Quelli che hanno soldi danno soldi e quelli che non ne hanno si sforzano di offrire qualcosa delle loro fatiche.
Lo Shorinji Kempo sta avendo successo nel tenere vivo il lato buono delle società segrete cinesi e dei gruppi organizzati tradizionali giapponesi, han e kumi.
Ciò non si applica solo ai tempi migliori. Quando qualcosa va male, noi dobbiamo muoverci gli uni per gli altri e ciascuno deve aiutare l’altro. Spero che tutti voi cresciate in questo spirito di fiducia in voi stessi e di capacità di ottenere risultati, e che lo portiate con voi nelle vostre case, nei vostri posti di lavoro e nelle vostre scuole, e che infine lottiate per qualcosa in modo da rendere il Giappone un paese migliore.
Vi prego di considerare questo momento un punto di svolta dal quale iniziare ad aiutarvi sempre tra voi nella vita. Vogliamo costruire, con le nostre mani, delle vite di pace e abbondanza. E per evitare di dovere ancora andare in guerra, penso che lo Shorinji Kempo debba essere sempre più attivo.
Non farlo è lo stesso che non pensarlo!
(Da un discorso del 1979)
Va bene essere coinvolti in un combattimento ogni tanto. Se un ragazzo non ha abbastanza spirito per fare un po’ a pugni, non andrà molto bene. La gente tenta di mostrarsi buona dicendo “io non combatto”, ma in realtà mostra semplicemente le sue pecche.
Quand’ero ragazzo, ero sempre coinvolto in combattimenti. Una volta feci una lotta in cui avevo due avversari. Mentre proiettavo a terra un ragazzo, fui improvvisamente colpito alla testa dall’altro con la sia “geta” (scarpa di legno) e svenni. La gente pensava che avessi perso, ma non avevo perso. Era solo successo che ero svenuto. Così, quando rinvenni, dissi “bene” e, preso un pezzo di legno, andai ad appostarmi in attesa di ciascuno di loro e li battei. Quindi entrambi gridarono “aiuto!”. Così fui io quello che aveva vinto.
Ora, io non vi sto istigando ad andare in giro a fare risse. Non avete alcun bisogno di vincere qualcuno, ma non va bene che perdiate. Anche se perdete una volta, non pensate di aver perso. Alla fine dipendete sempre solo da voi stessi.
Vedete, solo perché avete perso una volta, no va bene svignarsela.
Uno può chiacchierare su qualunque teoria. “Quelli che fanno combattimenti sono pazzi”. “La violenza è un errore”. In teoria è così; ma c’è gente che non capisce se gli spiegate la teoria. Se il vostro fratellino o la vostra sorellina vengono maltrattati fino alle lacrime da un altro ragazzino, dite a quel ragazzino “Basta!” e mettendovi davanti a vostro fratello o a vostra sorella aggiungete “Se vuoi picchiare qualcuno, prova a picchiare me”.
Provate a farlo qualche volta! Quando ritenete di essere nel giusto, ergetevi a sostenerlo anche se rischiate personalmente sul piano fisico. Penso che questo sia il tipo di persona che vorremmo diventare.
Anche se pensate una cosa nel più profondo del vostro cuore, non farla è come non averla pensata.
Per esempio, quando vi svegliate la mattina e vedete vostro padre e vostra madre, dite loro “Buongiorno, Papà!” e “Buongiorno, Mamma!”?
Non sto parlando di quelli che li vogliono prendere con le buone. E’ semplicemente qualcosa che chiunque dovrebbe fare. La verità però è che sta aumentando la quantità di gente che non sa fare le cose che dovrebbe. E’ così che ultimamente il Giappone è caduto in questo cattivo stato.
I Giapponesi di oggi sono probabilmente i peggiori da questo punto di vista. Prendiamo il lasciar cadere immondizia passando per la strada: i Giapponesi lo fanno più di qualunque altro popolo. Se pensate che qualcosa sia male, non fatelo! Non è questione di aver paura di quel che potrà dire la gente, ma di agire in modo tale che la gente non possa avere alcun motivo per criticarvi. Essere capaci di agire così è la qualità che manca di più nel Giappone di oggi.
Abbiamo oggetti ed abiti in abbondanza. Abbiamo cibo in abbondanza. Ma quando si considera la cosa più importante di tutte, lo spirito di cui vi parlavo prima: non ne abbiamo abbastanza.
Se anche avete un pensiero nel cuore, non metterlo in atto è come non averlo mai avuto. Se sapete cosa fare, ma non lo fate, è anche peggio.
Mi seguite? Penso che questo sia un pensiero che tutti vogliamo tradurre in azione.
Le convinzioni sono prive di senso senza le azioni
(Ottobre 1969, ad un corso per istruttori)
Noi non ci alleniamo a fare Shorinji Kempo per diventare istruttori di arti marziali. E’ essenziale essere coscienti del fatto che noi stiamo cercando di costruire un mondo migliore attraverso la consapevolezza di essere parte dell’umanità e attraverso l’aiuto reciproco.
Il Buddismo è, originariamente, un insegnamento di stima reciproca fra gli esseri umani. Rispettare un altro richiede che per prima cosa si rispetti sé stessi.
I caratteri con cui si scrive “persona” nella filosofia buddista significano “spirito” e “fermare”. Ponendo la cosa in termini religiosi, ciò significa che ogni persona è spirito che contiene in sé una parte del Dharma – e io credo che solo quando uno si desta alla comprensione di questo fatto, diventa in grado di rispettare sé stesso. La grande svolta nella mia vita è venuta quando compresi veramente il significato di tutto ciò.
Ciascuno di noi è una persona splendida, che ha in sé una parte del Dharma. Questo significa che se ci mettiamo il nostro impegno, possiamo essere in grado di fare qualunque cosa. Possiamo andare sulla luna, o possiamo tuffarci fino ala profondità dell’oceano. Possiamo rendere felici noi stessi e gli altri. Capire questo è scoprire noi stessi.
Se capite questo, andate subito e portate alla vita questa vostra comprensione; diventate una persona che lavora per gli altri, per la società, per il mondo intero!
Sebbene molti dicano “Io lotto per conquistare me stesso”, cosa fanno in realtà? Basterebbe un sola domanda di esempio: ma voi fate qualche sforzo per resistere anche solo ad uno specifico vostro desiderio?
Quel che pratichiamo noi qui è l’agire conformemente a quel che pensiamo – l’unità di mente e corpo, l’essere un tutt’uno delle azioni e delle idee.
Donare noi stessi con l’obiettivo di costruire il miglior mondo possibile non può essere un’impresa fondata solo su dei pensieri, ma sul trasformarli in azioni.
Perché non provare ad agire secondo i propri pensieri? Le convinzioni sono prive di senso senza le azioni.
Azioni buone: le facciamo. Azioni cattive: smettiamo di farle.
Ultimamente ho sentito dire da alcuni che lo Shorinji Kempo ha degli ideali, ma non fa nulla. Se la vostra casa o la vostra scuola o la vostra compagnia sono nei guai, non va bene starsene tranquilli a guardare come finiranno le cose.
Se si può chiamare rivoluzione il donare sé stessi per una causa, anche prevenire i problemi è donare sé stessi ad una causa. Prima di preoccuparci se venga a nostro vantaggio o no, proviamo a impegnarci sui problemi.
La persona su cui gli altri contano è una persona che sa dedicarsi. Chiunque stia a pensare a costi e benefici non è una persona su cui valga la pena contare. Quando agirete andando oltre la logica dei costi e dei benefici, scoprirete la forza anche in altri.
Piuttosto che preoccuparvi della scorrettezza degli altri e dei vostri dispiaceri, perché non pensare come risolvere i problemi?
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Non c’entrano perdite e profitto
(Ottobre 1969, ad un corso per istruttori)
Quando vi vedo, ciascuno nel suo dogi, sembrate tutti meravigliosi. Quando vi faccio fare le tecniche, siete proprio bravi. Ma la parte più vitale del vostro allenamento, la coesione di gruppo, vi manca. Accampando scuse e nascondendosi dietro espressioni come “auto-sviluppo” o “fare le proprie cose da soli”, c’è uno strano gruppo che sta crescendo fra voi e che ignora la sofferenza altrui. Penso che questo sia questo un problema.
Per rendere il mondo forse almeno un pochino migliore, anche se con qualche sacrificio personale, ho iniziato il movimento del Kongo Zen. Per preparare persone capaci di agire con efficacia e che intraprendessero una battaglia per uno stesso obiettivo.
Tutti dovreste rileggere la prima pagina dello Shorinji Kempo Kyohan. Da quali motivazioni è iniziato il movimento Kongo Zen e per quale motivo lo pratichiamo – è tutto scritto lì.
Attraverso le mie esperienze di guerra, ho scoperto una via per affrontare la vita come un essere umano. A questo modo di vivere ho dedicato la mia vita.
Non c’entrano perdite e profitto.
(Ottobre 1969, ad un corso per istruttori)
L’altro giorno, sul giornale, c’era la storia di un bambino che è annegato. Il compagno che giocava con lui era corso sulla strada e agitando le braccia chiedeva aiuto. Non era possibile per gli automobilisti investirlo e quindi si fermarono, ma nemmeno uno lo aiutò a salvare il suo amico. Storie come questa riempiono i giornali tutti i giorni!
Sul treno qualcuno si comporta male? Tutti fan finta di non vedere.
“Non è un mio problema!”. “Se mi faccio coinvolgere, avrò dei guai!”. Con pensieri di questo genere non c’è nessuna possibilità che il mondo migliori. Dicendo semplicemente “Oh, povero bimbo!” oppure “Come possono fare cose così cattive?” non si risolve nulla.
Le sole parole non bastano., ma forse e necessario provare a fare qualcosa.
Fatevi amici che aiutereste e che vi aiuterebbero!
(Ottobre 1969, ad un corso per istruttori)
Non ho alcuna intenzione di incoraggiare le risse, ma dovete avere abbastanza coraggio per ingaggiare un combattimento. Dovete avere la forza di agire. Se poi ignorate la sofferenza altrui, allora siete in guai seri.
Nelle relazioni con la gente, la cosa più importante è conoscere persone che vi aiuterebbero se ne aveste bisogno e che voi aiutereste se loro avessero bisogno. Sono certo che siete d’accordo che è importante voler aiutare. Dire “Aiutami!” quando si ha un problema e poi ignorare il problema del tuo amico quando viene il momento, questa non è amicizia.
Una persona sola non crea amicizia.
Gente che si impegni per gli altri quando c’è bisogno: il problema del Giappone è che abbiamo troppe persone che non sanno fare ciò.
Gli esseri umani non possono esistere da soli
(Discorso del 1966)
Nella società umana ogni cosa compiuta viene fatta dagli uomini, pianificata dagli uomini, supervisionata dagli uomini. Ciò significa che il risultato delle vicende umane sta nel modo con cui chi le compie vi concretizza i propri sentimenti e convinzioni profonde.
Lottare per cambiare il cuore degli uomini e la grande caratteristica distintiva del movimento Kongo Zen. Chiedetevi se questo non suona giusto. La presenza di un bravo figliolo, per esempio, può cambiare in meglio un’intera famiglia. Ma se invece fa parte della famiglia un perfido criminale, tutti i suoi membri ne soffrono. Esempi reali accadono probabilmente tutti i giorni intorno a voi. Sono esempi di quanto importante una singola persona possa essere.
(Discorso del 1966)
Per quanto riguarda noi stessi, forse la prima cosa che ciascuno di noi dovrebbe provare a fare è di diventare quella persona eccezionale che diffonde la propria influenza positiva alla gente intorno a lui. Questo è l’insegnamento del Kongo Zen. Allenando il corpo e la mente, le persone imparano a rispettarsi a vicenda.
Questa semplice e chiara ricerca della mutua buona sorte e felicità è un movimento. E il movimento si concretizza attraverso il costante allenamento di corpo e mente. E’ espresso attraverso le nostre azioni quotidiane. E queste azioni divengono le radici dalle quali un mondo così può crescere.
(Discorso dell’Agosto 1969)
In Cina ho imparato il significato della parola “gente”. Il simbolo per “gente” è fatto da due tratti che si sostengono tra loro. E’ perché si sostengono tra loro che significano “gente”. L’uomo non può esistere da solo. Ciascuno è sostenuto dall’altro, e cresce grazie a questo sostegno. La vera natura dell’essere umana è fatta così.
Amore! Nel Buddismo la parola e “compassione”, ma qualunque termine usiate, si tratta del cuore della vita umana. Io non credo che la vera felicità si possa trovare nel far fuori gli altri o essere fatti fuori da loro.
La cosa più importante che gli uomini dovrebbero fare è di non uccidersi tra loro. Per rendere migliore il mondo, dobbiamo unirci insieme e usare la nostra saggezza. Aumentare il numero delle persone che cercano la propria felicità, ma anche la felicità degli altri, è la sola strada per ottenere un mondo così. Questo io l’ho appreso dall’esperienza.
“Lo Shorinji Kempo non è un semplice sport o una semplice arte marziale.”
Questo è un punto importante. La ragione è che nello sport, alla fine, vincere è essenziale. E vincere significa far fuori chi è dall’altra parte. L’avversario può essere anche un compagno di squadra, più anziano o più giovane, ma alla fine essere superati significa perdere e così il pensiero di ciascuno è tutto diretto ad abbattere l’avversario.
Ecco perché anche un paese con grande tradizione sportiva può non essere sufficientemente buono. Ed ecco perché noi non cerchiamo un paese in cui fioriscano le arti marziali e cose come i sistemi di combattimento.
Il motivo di tutto ciò è che lo spirito umano non può essere schiacciato solo con la forza. Non si può ridurre lo spirito all’impotenza solo con la forza.
E poi noi viviamo in un’epoca diversa. E’ la fine del 20 ° secolo. In questa nostra epoca io non credo che abbiamo ancora bisogno di arti marziali e di sport.
Diventa una persona sulla quale gli altri possano contare!
(Ottobre 1969. Ad una sessione di studio per maestri)
Il simbolo dello Shorinji Kempo, il manji, è una figura che rappresenta l’armonia di cielo e terra, yin e yang, connessioni verticali ed orizzontali. Dato che il nostro simbolo indica queste cose, i nostri rapporti non possono essere solo “verticali”: ci sono quelli sopra di noi, noi in mezzo e altri sotto. Con relazioni “orizzontali” la cosa buona è che si sta nel mezzo, con altri a fianco. Quando rapporti così si diffondono, tali connessioni si espandono all’infinito in tutte le direzioni.
La gente tende a guardare solo in su o in giù, rifiutando così un sacco di cose. Mentre il nipote tenta di vivere una propria vita, il nonno tenta di fargli fare come gli è stato insegnato, ma ciò è impossibile. Nemmeno i figli fanno proprio tutto ciò che viene loro detto. Pensare di riunire figli di altri e dopo sei mesi o tre anni di insegnamento dello Shorinji Kempo aspettarsi che facciano ciò che diciamo, è chiedere veramente troppo
Nemmeno io ho mai chiesto una cosa del genere a voi. A voi è capitato di essere d’accordo con la mia politica e mi avete seguito, il che è una bella cosa, ma se io vi ordinassi quando dovete girare a destra o a sinistra, allora non sarebbe più bello. I maestri di Shorinji Kempo devono avere questo modo di vedere le cose. Quel che vogliamo non è gente che faccia ciò che gli si dice, ma piuttosto gente che sappia ascoltare gli altri.
E’ questione di diventare una persona che gli altri vogliano ascoltare.
(Ottobre 1969. Discorso all’ Hombu Busen)
La costruzione del dojo sta procedendo liscia verso la fine. Anche solo per fare una cosa così, dovete sapere trattare con le persone, il che significa trovare i loro tsubo (punti di pressione) per far sì che facciano il loro lavoro.
Proprio poco tempo fa, stavano mettendo dei pali nelle fondamenta, ma la costruzione è su una montagna. Perciò se se le cose non vengono fatte alla perfezione, i pali vanno fuori posto e si rompono. Chi lavora senza una supervisione passa al palo successivo lasciando quello rotto dove si trova. Ma il capocantiere pratica Shorinji Kempo. Perciò disse: “Volete costruire un dojo, no? Io me ne voglio prendere cura!” E quando si ruppe un palo, ce ne trovammo un secondo piazzato a fianco.
Non gli avevo mai chiesto di far questo per me, ma anche senza nessuna mia richiesta, lui voleva essere d’aiuto. Quei personali sentimenti irrazionali, come il voler fare qualcosa per qualcuno, vi aiutano; quei sentimenti sono capaci di portare molto peso.
Posso dirvi con orgoglio che, sebbene qui abbiamo fatto tantissimo lavoro, non abbiamo mai forzato le cose. Ciascuno ha dato del suo, e dato che tutti eravamo felici del lavoro, siamo riusciti a costruire qualcosa. Che ne pensate dell’aver costruito quel che vi vedete intorno? Facendo questo, troverete la vostra vita veramente cambiata. Come minimo, non pensate di diventare persone per cui la vostra famiglia, genitori, fratelli e sorelle, dicono: “Mi piacerebbe proprio far qualcosa per lui”. Non gradireste essere una persona di cui si fidano?
Il sé è la prima cosa, ma non è tutto
(1980. Lezione alla cerimonia Kagami Biraki)
Mio padre era un maestro di Kendo alla fine del periodo Meiji. Quando ero ancora un marmocchio, fui messo ad imparare tale disciplina sena che mai nessuno mi chiedesse se fossi d’accordo
“Immagina che io sia il peggior nemico di tuo padre e attaccami!” “Se non ti va, vieni a prendermi!” Con frasi di questo tipo mi venivano inculcate le mie lezioni.
Ho fatto anche Judo. Ho fatto un sacco di cose, ma in ognuna di esse chiunque c’era accanto era un nemico. I Giapponesi che non ricevono altra educazione, non si può pensare che prendano in considerazione la felicità altrui.
“Metà per la propria felicità e metà per la felicità degli altri”: è la grande linea guida dello Shorinji Kempo. Questa filosofia non è nata in Giappone. Non è il prodotto dell’educazione giapponese. E’ una cosa che ho detto proprio io.
Una grande autorità in campo religioso, che era professore universitario, mi disse una volta: “Sensei, voi siete un uomo buono e un grand’uomo, ma c’è una cosa di voi che mi lascia perplesso.” “Che cosa vi lascia perplesso?”, chiesi. “La frase ‘Metà per la propria felicità’!. Non pensate che porre sé stesso davanti sia strano per un uomo religioso e di cultura?”, rispose. E aggiunse: “Dimenticare sé stessi e fare tutto per il bene del mondo, il bene degli altri: questo suona molto meglio. Insegnare a preoccuparsi di sé stessi è totalmente fuori luogo”.
Non sono d’accordo. Le persone che non trattano sé stesse come importanti sono strane. Il proprio sé viene prima. Ci sono anche gli altri. Uno dovrebbe dare agli altri metà della propria attenzione. Se la gente sperasse nella felicità altrui e la cercasse, non solo cesserebbero tutte le guerre, ma non nascerebbe più nemmeno il pensiero di scatenarne una. Senza contare che cesserebbero le liti tra marito e moglie e tra amici e colleghi.
Le arti marziali non sono una strada per creare tutto ciò. Uno non può imparare queste cose allenando solo il corpo. Questa lezione che ho imparato, quando andai nel tempio di Shaolin in Cina, non me l’hanno tanto insegnata, ma più che altro mi è stata ispirata dalle pitture sui muri del tempio.
La Filosofia di Kaiso